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Brutti e discriminati, nasce la lotta al 'lookism': "I belli sono avvantaggiati nel lavoro, ma non solo"

"Una persona poco attraente perde quasi un quarto di milione di dollari di guadagni nel corso della vita rispetto a una attraente"

26 Giugno 2021

Brutti e discriminati, nasce la lotta al 'lookism': "I belli sono avvantaggiati nel lavoro e non solo"

fonte: pixabay

'Lookism': ai più questa parola non dirà niente, eppure il termine è comparso sulla homepage del New York Times accanto all’articolo sulla condanna a 22 anni di reclusione per il poliziotto che uccise George Floyd. Di che cosa si tratta? Il lookism è la discriminazione ai danni dei brutti.

Brutti e discriminati, nasce la lotta al 'lookism': "I belli sono avvantaggiati nel lavoro e non solo"

In italiano si può tradurre con l'inusuale termine 'aspettismo'. E sembra che sia la nuova frontiera alla lotta alla discriminazione. Una delle poche alle quali al momento non corrisponde un movimento di mobilitazione via social media. L’autorevole commentatore David Brooks ha riassunto in un pezzo (dal titolo "Perché la cattiveria contro i brutti viene accettata?") gli studi che dettagliano i vantaggi per le persone di bell’aspetto, dal lavoro ai prestiti.  

Nel dettagli questi studi dimostrano come le persone di bell’aspetto hanno maggiori probabilità di essere chiamate a un colloquio di lavoro, più probabilità di essere assunte dopo il colloquio, più probabilità di essere promosse rispetto a individui meno attraenti. È più probabile, secondo altri studi citati da Brooks, che ricevano prestiti, e più probabile che ricevano tassi di interesse più bassi su questi prestiti.

'Lookism': l'ultima frontiera della lotta alle discriminazioni

Con questo Books non vuole dire che le persone più ricche del mondo siano anche le più belle (senza nulla togliere a Jeff Bezos o Elon Musk, ma, senza malignità il loro aspetto fisico non è tra le caratteristiche che li distinguono), è importante però sottolineare che contro il 'lookismo' non c’è al momento rimedio legale, al contrario di quel che accade per quasi tutte le altre forme di discriminazione.

"Gli effetti discriminatori del lookismo sono pervasivi — sostiene Brooks —. Una persona poco attraente perde quasi un quarto di milione di dollari di guadagni nel corso della vita rispetto a una attraente".

"Una società che celebra la bellezza in modo così ossessivo", scrive, "è destinata a essere un contesto sociale in cui chi è meno bello viene sminuito: l’unica soluzione è quella di cambiare norme e pratiche. Un esempio positivo arriva, bizzarramente, da Victoria’s Secret, che ha sostituito i suoi «angeli» con sette donne con caratteristiche fisiche le più diverse. E se è Victoria’s Secret a rappresentare la punta avanzata della lotta contro il lookism, significa che tutti noi abbiamo parecchio lavoro ancora da fare!".

Come riporta il Corriere della Sera, sarebbe insensato sostenere che un piacevole aspetto fisico (a giudizio di chi, peraltro? Spesso la bellezza è soggettiva) sia indicativo di altre caratteristiche — le persone razionali sanno che i belli non sono più intelligenti, non sono più buoni, eccetera. Ma legiferare in materia diventerebbe complicato: e vista la fatica che fanno i tribunali a intervenire quando si tratta di discriminazioni palesi — razza, genere, orientamento sessuale, etc — per non parlare delle difficoltà dei legislatori (vedi il percorso a ostacoli del ddl Zan), pare avventuroso immaginare un futuro nel quale una persona di aspetto «normale» – drammaticamente, lo siamo quasi tutti, più o meno: chi ha l’aspetto di Jude Law e Monica Bellucci ha semplicemente vinto al momento del concepimento una lotteria del Dna nella quale le probabilità per tutti sono minime — sarà in grado di fare causa per le difficoltà derivanti dal proprio aspetto.

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