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Carlo Russo sul caro energia: elementi di criticità e strategie per affrontarlo

23 Settembre 2022

(Firenze, 23/9/22) - Firenze 23 settembre. La corsa dei prezzi dell’energia è un tema che investe il dibattito pubblico, occupa le prime pagine dei giornali e appare al centro dell'agenda elettorale. Un tema di drammatica e stringente attualità, che mette in discussione i consumi e la produttività del nostro Paese e dell’intera Europa e che impone uno sforzo di riflessione per individuarne criticità e strategie per affrontarne le complesse dinamiche. A questa impellente necessità rispondono le considerazioni svolte da Carlo Russo, esperto di internazionalizzazione delle imprese e amministratore delegato di AffariEsteri.it. Come non manca di osservare il manager fiorentino, il caro energia di questi mesi, che a luglio 2022 ha fatto raggiungere il record storico del PUN (Prezzo Unico Nazionale), ha subito una significativa accelerazione a causa delle sanzioni comminate alla Russia in risposta all’attacco militare contro l’Ucraina, ma è, in realtà, il risultato di tutta una serie di fattori che, già in precedenza, ne hanno determinato l’innesco. Tra questi fattori, Russo indica il forte aumento della richiesta di gas generata dalla riattivazione dell’economia mondiale sopraggiunta alla fine del lockdown, ma anche dall’attuazione degli obiettivi di transizione ecologica da parte di paesi, come la Cina, che hanno deciso di abbandonare il riscaldamento a carbone in favore di quello a gas naturale.

Come è facile comprendere, il massiccio e repentino aumento della domanda di gas ha immediatamente prodotto una incessante risalita del suo costo. A questo si deve aggiungere, come sottolinea puntualmente Carlo Russo, che, mentre fino al 2012, vi era una indicizzazione dei contratti del gas agganciata ai prezzi del petrolio e dei suoi derivati, successivamente L’Europa ha tentato di svincolare il prezzo del gas da quello del petrolio. Questa decisione ha determinato negli anni precedenti effetti vantaggiosi sull’economia dell’eurozona, mostrando, tuttavia, il suo rovescio negativo in questa fase. Attualmente i prezzi del gas sono stabiliti attraverso la compravendita tra produttori e fornitori all’interno di un mercato virtuale per lo scambio del gas naturale con sede in Olanda, il cosiddetto TTF (Title Transfer Facility), che rappresenta uno dei principali mercati di riferimento per lo scambio del gas in Europa. Anche il prezzo dell’energia generata da rinnovabili viene stabilito sulla base di quello del gas, con evidenti ricadute negative sul relativo costo.

A proposito di fonti green, i dati forniti dal manager fiorentino invitano ad una riflessione, allorché ci ricorda che, negli ultimi 18 anni, gli investimenti in fonti rinnovabili ammontano a ben 3,8 triliardi di dollari, mentre l’energia prodotta da esse è in grado di coprire solo il 3% del fabbisogno energetico; un dato, quest’ultimo, che rende poco percorribile, almeno nel breve periodo, l’ipotesi di affidare alle rinnovabili la risoluzione del problema energetico, in questi mesi ulteriormente aggravato dalla crisi Ucraina.

Come accennato in apertura, le sanzioni economiche, varate da Unione europea, Regno Unito, Stati Uniti e altri partner internazionali, hanno determinato un ulteriore balzo del costo del gas e sono state assunte senza una fattiva analisi delle possibili conseguenze della loro applicazione e della loro capacità di incidere in maniera ineguale sui diversi paesi coinvolti.

Paesi come Austria e Italia, ad esempio, hanno subito un grave contraccolpo nei rispettivi sistemi economici, mentre Paesi come la Norvegia, l’Olanda e gli USA hanno visto incrementare i propri profitti.

La Norvegia, Stato di circa 5 milioni di abitanti, ha registrato un aumento delle entrate dalla vendita di gas, come mai nella sua storia. È lecito chiedersi, con Carlo Russo, come sia stato possibile che, nel momento in cui venivano varate le diverse sanzioni nei confronti della Russia, non si sia avvertita l’esigenza di istituire a Bruxelles un tavolo per rinegoziare il contratto di fornitura di gas con Paesi Nato, come Norvegia e Olanda.

Anche gli Stati Uniti hanno potuto avvantaggiarsi, in questa fase, di un sensibile incremento dei propri guadagni, alimentato su due fronti: il primo rappresentato dalla vendita di gas liquido da parte dei produttori statunitensi, il secondo da una maggiore “competitività”. In relazione a quest’ultimo tema, è realistico prospettare l’erosione di importanti fette di mercato globale per Italia ed Europa, costrette, nei prossimi mesi e forse anni, a pagare un costo dell’energia due o tre volte maggiore rispetto a Usa e Cina.

È necessario evidenziare che l’innesco di una guerra del gas, come reazione alla guerra delle sanzioni, costituiva un esito del tutto prevedibile, al pari degli effetti negativi del varo di tali sanzioni economiche finanziarie, non solo rispetto al prezzo del gas, ma anche all’opportunità della Russia di convogliare la vendita del gas verso altri paesi, più popolosi dell’Occidente (Cina o all’India).

A rendere ancora più complesso il quadro, si deve ricordare, aggiunge Russo, che le sanzioni non permettono neanche i normali lavori di manutenzione, il che implica ingenti danni alle infrastrutture e, di riflesso, anche alle numerose aziende che operano nel settore. Un esempio su tutti è rappresentato dall’interruzione delle forniture tramite Nord Stream, proprio a causa dell’impossibilità delle imprese di manutenere l’impianto.

Queste considerazioni, precisa il Ceo di Affariesteri.it, non vogliono mettere in discussione la necessità delle sanzioni, ma sottolineare la mancanza di un adeguata riflessione preliminare sulle possibili reazioni della Russia e sulle conseguenze, anche e soprattutto per l’Italia, che avrebbe dovuto spingere a mettere in carico una parte degli oneri derivanti da questa situazione a quei Paesi della Nato (USA) e dell’Europa (Olanda e Norvegia) in una posizione di vantaggio rispetto alla scenario che si andava profilando.

Le possibili soluzioni passano, in primo luogo, dalla realizzazione di infrastrutture e dalla creazione di una centrale europea unica di acquisto, capace di determinare un potere contrattuale maggiore rispetto a quello del singolo paese.

Altra misura al vaglio è l’introduzione del price cap, un massimale di prezzo, un tetto massimo, che, invero, necessita di una soglia differenziale a seconda delle modalità con cui il gas viene venduto e trasportato, dal momento che queste modalità assegnano un differente potere negoziale al soggetto fornitore. Il metano viene trasportato allo stato gassoso per mezzo di gasdotti, oppure con navi metaniere sulle quali viene caricato allo stato liquido (GNL o Gas Naturale Liquefatto).

Si comprende facilmente che un Paese come la Norvegia, che vende e trasporta gas per mezzo di metanodotti, ha un potere di negoziazione sui prezzi decisamente inferiore, in quanto i paesi europei rappresentano gli unici acquirenti possibili di quel gas; la Russia, invece, in virtù

di infrastrutture per la trasformazione del gas allo stato liquido (liquefattori), è nella condizione di vendere il proprio gas ad altri paesi, come India e Cina, disposti a pagarlo anche ad un costo maggiorato.

In vista dell’ormai improcrastinabile istituzione della centrale unica di acquisto e di un effettivo e reale fronte unico europeo sul tema, Carlo Russo auspica il verificarsi di alcune condizioni capaci di frenare l’impennate dei prezzi dell’energia. Nei prossimi mesi bisogna augurarsi che:

si rafforzi e prosegua la politica di diversificazione delle fonti energetiche;

si verifichino precipitazioni tali da alimentare l’apporto dell’idroelettrico, il quale, secondo i dati raccolti dal GSE alla fine del 2018, costituisce il 35% della potenza nazionale da fonti naturali;

si continui con la razionalizzazione e riduzione dei consumi, di fatto già imposta dal mercato, secondo fonte Ispi è in atto una compressione dei consumi del 4% rispetto all’anno precedente;

non si vada incontro ad un invero troppo rigido e soprattutto non si verifichino colpi di coda di freddo nei mesi di marzo e aprile, che potrebbero causare l’esaurimento delle scorte;

i nostri Paesi fornitori, come Libia, Algeria e Azerbaigian, notoriamente instabili, siano in grado di garantire continuità di approvvigionamento, sulla base di una duratura pace sociale.

Le ultime considerazione di Carlo Russo sono rivolte alle aziende, in particolare quelle energivore, come i produttori di ferro e acciaio, che in questa congiuntura pagano il prezzo più alto con la chiusura o forti limitazione alla propria capacità produttiva; una situazione che non può che avere delle serie ricadute sulla competitività del nostro Paese, che, bisogna ricordarlo, ha un’economia prevalentemente manufatturiera.

Un paese manifatturiero ha un impellente bisogno di energia, che diventa ancora più cogente nel caso dell’Italia, una nazione tradizionalmente povera di questo asset fondamentale di sviluppo. L’auspicio finale formulato dal manager è che si sia in grado di affrontare il problema con la doverosa urgenza, cominciando dalla necessità di superare i ritardi in termini infrastrutturali accumulati negli ultimi 20 anni.

Affariesteri.it

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