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Investire sui PIR? Con i Piani di Investimento di Risparmio non è tutto oro quello che luccica

19 Novembre 2021

(Milano 19 novembre 2021) - Milano 19 novembre 2021 - Il tema dei PIR è di grande attualità e per questo SoldiExpert SCF, fra le più importanti società di consulenza finanziaria indipendente del settore (iscritta all’Albo OCF come è obbligatorio in Italia per chi svolge attività di consulenza anche personalizzata a piccoli e grandi investitori) ha deciso di parlarne.

Il dubbio se investire sui PIR conviene perché si finanzia l’economia reale è lecito e SoldiExpert SCF cerca di fare chiarezza per tutti gli investitori che si sono posti la domanda.

Per tutti coloro che voglio approfondire il tema sui Piani Individuali di Risparmio possono trovare un focus all’indirizzo pir.soldiexpert.com

I punti trattati sono molti. Infatti, oltre alla definizione di PIR è importante capire se è un tipo di investimento che finanzia davvero l'economia reale italiana e se è un prodotto che gode di agevolazioni fiscali così vantaggiose da non considerare nessun altro tipo di investimento.

Fondi PIR: come funzionano?

Il tema dei PIR oltre che di interesse è di grande attualità considerato che nella Legge di Stabilità in discussione in parlamento per il 2022 si parla proprio di “Potenziamento dei piani individuali di risparmio” ovvero di alzare la soglia di investimento nei piani individuali di risparmio oggetto di fiscalità agevolata.

Il governo Draghi sembra quindi intenzionato, come richiesto fortemente da banche e reti dopo un quinquennio dal lancio della prima versione (governo Renzi), ad allargare ulteriormente i benefici fiscali e portare il tetto di investimento ammissibile annuale da 30 a 40.000 euro e fino ai 200.000 euro all'anno, dai precedenti 150.000 euro previsti come limite massimo dell’importo investito.

I fondi PIR sono di fatto dei “contenitori fiscali” che investono la stragrande maggioranza del proprio patrimonio su azioni e obbligazioni di aziende italiane. Dopo 5 anni dall’investimento iniziale, se il PIR è in guadagno, l’investitore può venderlo ed è esonerato dal pagamento delle tasse sulle plusvalenze realizzate e se muore nel frattempo i suoi eredi si consoleranno in parte non pagando sulla somma investita nei PIR tasse di successione.

Ma le cose stanno così o avere qualche riserva è lecito? Una volta aver definito che cosa sono i fondi PIR vediamo l'aspetto fiscale di questi strumenti, se si finanzia l'economia reale italiana oppure se è un regalo a banche e reti del governo Draghi in vista.

I PIR hanno costi troppo elevati

Qualche riserva sui PIR è lecita visto che il beneficio fiscale è un grande incentivo per banche e reti per vendere questi prodotti poiché molti risparmiatori italiani, di fronte alla parolina magica “no tax”, sottoscriverebbero pure il debito del Sudan.

Fra i pro di questo strumento c’è certo l’appeal fiscale ma che va correttamente inquadrato. Perché per non pagare le tasse sui guadagni prima di tutto devono esserci… E inoltre (aspetto importantissimo) il costo che si paga al gestore del fondo e ai collocatori non deve mangiare i benefici fiscali altrimenti il vantaggio può diventare soprattutto teorico. Ed è proprio su questo aspetto, quello dei costi, che è necessario soffermarsi.

E un altro aspetto a sostegno di questa tesi è che esistono fondi passivi (gli ETF) che possono investire nello stesso perimetro dei PIR e hanno costi nettamente più bassi (per esempio lo 0,4%) che si confrontano con il 2-3% medio effettivo di numerosi fondi PIR.

E per questo ottengono nel tempo risultati di gran lunga migliori come performance (e anche minori rischi) rispetto a quelli di molti gestori “attivi”.

Componendosi per esempio con ETF o azioni e obbligazioni dirette il “PIR fai da te” o con l’ausilio di consulenti indipendenti vigilati. In Italia tutto questo non è stato nemmeno previsto o discusso dopo 5 anni dal lancio dei primi PIR. Oggi nessuna banca italiana consente a un risparmiatore, per esempio, di detenere un PIR “low cost” costituito da ETF. Dunque, dove investire oggi?

È bene ricordare che in Italia i costi dei fondi PIR e del risparmio gestito sono troppo alti. Sono, infatti, fra i più alti non solo in Europa, dando una rendita di posizione formidabile a banche e reti. Ecco perché, dunque, credere che i PIR siano un regalo a banche e reti.

Ed è curioso che Mario Draghi, l’attuale premier, così competente sulla materia non valuti le potenziali conseguenze anche negative delle rendite parassitarie.

L’entusiasmo di alcuni gestori sull’andamento dei Piani Individuali di Risparmio è quindi comprensibilissimo, visto i costi dei PIR così alti. Riguardo il fatto che con i PIR si finanzi l’economia reale italiana bisogna farci naturalmente una bella tara perché se si acquistano quote di azioni sul mercato secondario non un cent va all’economia “reale” se non a quella degli intermediari finanziari. Ma lo storytelling oggi vince su tutto.

Per tutti coloro che voglio approfondire il tema sui Piani Individuali di Risparmio possono trovare un focus all’indirizzo pir.soldiexpert.com

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