Guerra Segreta per il Petrolio - parte III, il ruolo degli armeni nello sviluppo dell'industria petrolifera.
Importanti premesse storiche.
Circa nell' 800 d.c., il Khan che regnava sulla penisola di Apscheron e che governava la provincia di Baku, ora Azeirbajian, cominciò a fare esperimenti con il petrolio, che sgorgava ovunque dal suolo di quella provincia, rendendo impossibile la coltivazione dei campi. Egli fece costruire una lampada a petrolio e si accorse che quella scoperta valeva parecchio in termini economici. Mandò una di quelle lampade allo Scià di Persia ed ottenne il permesso di vendere il petrolio in tutto l' impero. Poi i russi distrussero il palazzo del Khan di Baku ed il petrolio venne dimenticato. Vi furono alterne vicende ed, in alcuni casi, il petrolio venne utilizzato per scopi medicamentosi. In seguito nel 1875, un povero fabbro tedesco costruì il primo modello di motore a scoppio, Ma di fatto fu l'industriale Henry Ford (1863 - 1947) , che ai primi del novecento con la sua produzione inaugurò la vera era del petrolio. La dove una volta sorgeva il primissimo laboratorio del Khan di Baku, i Nobel, i Rothschild, i russi e gli armeni protetti dallo Zar, iniziarono ad estrarre ricchezze colossali. Gli armeni furono fra i protagonisti assoluti nello sviluppo della innovativa industria petrolifera. La loro influenza si sviluppò attraverso grandi famiglie che trasformarono Baku in uno dei centri di produzione più importanti al mondo. L' armeno Alexander Mantashyan ( 1842- 1911) è considerato il " Re del Petrolio" del suo tempo. Finanziò la costruzione dell' oleodotto Baku Batumi ( ora Georgia) ed acquistò navi cisterna per trasportare il greggio in Europa ed in Asia. Anche i fratelli Lianozyan furono determinanti nella raffinazione e nel trasporto del petrolio. Crearono una rete che collegava il Caspio ai mercati internazionali, distinguendosi per l'innovazione nelle tecniche di trivellazione. Molti ingegneri armeni contribuirono a perfezionare i metodi di perforazione profonda e la chimica della raffinazione. I colossali proventi vennero reinvestiti nella costruzione di scuole, ospedali, chiese in tutto il Caucaso ed in Armenia, alimentando un vero e proprio rinascimento armeno, prima della grande guerra. Sicuramente molti storici concordano che il loro successo economico fu sicuramente una concausa significativa nel fare esplodere le persecuzioni contro di loro. Mentre l' Impero Ottomano era in declino, armeni, greci ed ebrei detenevano una quota molto consistente della ricchezza industriale e finanziaria del paese. Secondo alcuni Giovani Turchi, per la creazione di una borghesia turca, era necessaria l'eliminazione delle minoranze cristiane, e gli armeni lo erano ( anzi fu proprio l' Armenia il primo stato al mondo a dichiarare il Cristianesimo religione di stato nel 301 d.c., quindi prima che l' Impero Romano facesse lo stesso). Le confische dei beni armeni servirono consistentemente a finanziare le casse dello stato ottomano, durante la Prima Guerra Mondiale. Si unì il Panturchismo e la volontà di controllo dei pozzi di Baku, all'epoca dominati da russi ed armeni. Gli armeni vennero quindi percepiti come una sorta di " quinta colonna" dei russi, praticamente " cugini in affari" ed entrambi cristiani. Quindi erano un ostacolo all'espansione ottomana verso Baku. Non si possono dimenticare i massacri di Baku nel 1918. Le truppe ottomane raggiunsero la città e vennero massacrati migliaia di armeni. La distruzione quindi degli Armeni fu un obbiettivo centrale per garantire la vita del nuovo stato turco. Fu Talaat Pascià ( 1874- 1921), appartenente all' elite dei Giovani Turchi, il principale architetto del genocidio armeno. Egli era " dunmeh", che nel mondo ottomano significava cripto ebreo ( ringrazio ancora una volta il Prof Giorgio Galli per i chiarimenti sul delicato argomento). L' obbiettivo di Talaat Pascià non fu solo l'eliminazione fisica degli armeni, ma anche la distruzione della attiva e vincente minoranza cristiana. Fra il maggio ed il settembre 1915, il governo emanò decreti sulle cosìdette " proprietà abbandonate". Le leggi stabilivano che i beni degli armeni, ormai deportati, sarebbero stati custoditi dallo stato per poi essere restituiti al rientro ai legittimi proprietari. Una ignobile finzione. Tali bene furono di fatto sequestrati/ espropriati. Sul tema delle espropriazioni Talaat si scontrò con Mehmed Djavid Bey ( 1875- 1926), ministro delle finanze e membro di spicco del Comitato Unione e Progresso. Anche lui " donmeh", sosteneva che la distruzione della classe commerciale armena avrebbe causato una inflazione galoppante ed il collasso della produzione industriale ed agricola. Talaat Pascià fu poi ucciso a Berlino da Soghomon Tehlirian, superstite di una famiglia armena trucidata. L'omicidio faceva parte dell' " Operazione Nemesis" , volta a giustiziare i principali artefici del genocidio armeno. Gli armeni pagarono il fatto di essere alleati dei russi, di avere una brillante posizione economica e sociale e di essersi trovati in mezzo ai meccanismi della Grande Guerra per il Petrolio. Gli ebrei, che pur erano una minoranza, specialmente quelli di Salonicco, all'inizio della rivoluzione nel 1908, sostennero con entusiasmo i Giovani Turchi, vedendoli come una protezione contro quello che loro vedevano come una sorta di " tradizionale anti semitismo cristiano", inoltre vedevano nel nuovo corso una opportunità di integrazione che il sistema teocratico del Sultano non offriva. La situazione cambiò radicalmente con l'ascesa del Sionismo. I Giovani Turchi erano fanaticamente contrari a qualsiasi forma di separatismo e quando il movimento sionista iniziò a premere per un focolaio ebraico in Palestina, Talaat iniziò a guardare gli ebrei con sospetto . Fra il 1914 ed il 1917, il governatore militare della Palestina, Cemal Pascià, adottò misure severe nei confronti degli ebrei. Nel 1917 vi furono migliaia di espulsioni da Giaffa e Tel Aviv. Cemal Pascià aveva considerato una deportazione di massa degli ebrei, simile a quella armena, ma fu fermato dalla Germania, alleata dei turchi. Gli armeni pagarono amaramente il loro successo culturale, economico e sociale ed ebbero la disgrazia di trovarsi in mezzo ai meccanismi della Grande Guerra per il Petrolio. Quanto alla responsabilità di Talaat Pascià, i " Quaderni Neri" o il " Libro Nero" costituiscono una prova agghiacciante della pianificazione del Genocidio Armeno. Non sono un diario intimo ma un registro contabile della distruzione. I documenti sono rimasti segreti per anni, nelle mani della famiglia di Talaat Pascià, finchè la vedova li affidò allo storico turco Murat Bardakci, che li pubblicò nel 1908. ( Vedi libro di Bardakci Murat, Talat Pasa' nin Evrak-i Metrukesi : Sadrazam Talat Pasa' nin ozel arsivinde bulunan Ermeni tehciri ile ilgili belgerer e yazismalar ). Taner Akam fu uno dei primi storici turchi a riconoscere il genocidio. Utilizzò i dati forniti da Bardakci per dimostrare la pianificazione centrale dello sterminio ( vedi " The Young Turks' Crime Against Humanity: The Armenian Genocide and Ethnic Cleansing in the Ottoman Empire, Princeton University Press, 2012).
Vedi anche articoli su Storia in Rete Alexandro Rossi
Presidente Centro Studi Libere Identità Europee