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"I russi, i russi, gli americani..." Dieci anni fa moriva Lucio Dalla

01 Marzo 2022

"I russi, i russi, gli americani..." Dieci anni fa moriva Lucio Dalla

Roma, 1 mar. (Adnkronos) - "I russi, i russi, gli americani...". Dieci anni fa, il primo marzo del 2012, moriva Lucio Dalla, stroncato da un infarto, all'Hotel Plaza di Montreux, cittadina svizzera sede di uno dei festival musicali più importanti al mondo, il Montreux Jazz Festival, dove Dalla si era esibito la sera precedente. Qualcuno oggi sui social lo ricorda con i versi immortali di 'Futura', immaginando che l'incontro d'amore raccontato nel brano non sia più ambientato nella Guerra Fredda ma sotto le bombe in Ucraina: "I protagonisti - scrive un utente su Twitter - potrebbero essere una coppia di innamorati di Kiev, lei ucraina e lui russo, oggi il bisogno di pace è ancora più forte".

Un altro cita i versi di 'Caro amico ti scrivo', associandoli ai lockdown e ai venti di guerra: “Si esce poco la sera compreso quando è festa e c'è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra…”. Sui social anche il giornalista Massimo Cotto lascia un ricordo commosso dell'amico, raccontando aneddoti dei momenti trascorsi insieme tra le isole Tremiti, Roma e Bologna, per concludere: "A volte mi sembra di sentire la tua risata nel silenzio. Tu che guardi il mondo per raccontarlo a modo tuo. E ricomincia il canto", chiude, citando un verso di un altro pezzo intramontabile di Dalla, 'Caruso'. Diverse radio oggi dedicano una programmazione speciale al cantautore e per l'intero anno sono previsti omaggi ed eventi di celebrazione, a partire dalla mostra 'Lucio Dalla. Anche se il tempo passa', promossa dal Comune di Bologna, e ospitata al Museo Civico Archeologico dal 4 marzo (giorno della nascita di Dalla) al 17 luglio. Quella bolognese sarà solo la prima tappa di un percorso itinerante che porterà l'esposizione anche a Roma, dal 22 settembre all'Ara Pacis, e nel 2023, in occasione dell'ottantesimo della nascita del cantautore, a Napoli e a Milano.

Nei giorni scorsi anche il New York Times si è occupato di Dalla con un lungo ritratto dedicato al cantautore, collegato alle recensione di 'Per Lucio', il documentario di Pietro Marcello, presentato lo scorso anno a Berlino ma ora disponibile alla visione anche in America sulla piattaforma Mubi. "Grassoccio e irsuto, con una predilezione per i cappelli morbidi e gli occhiali rotondi, Lucio Dalla non somigliava molto a una pop star. Clarinettista jazz che si è reinventato come cantautore, Dalla è diventato comunque uno dei trovatori più amati d'Italia negli ultimi decenni del XX secolo. Le sue canzoni erano rapsodiche e discorsive, polemiche e osservanti - spesso nell'arco di un singolo verso - e la sua voce poteva passare rapidamente dall'intimità colloquiale alla passione a gola piena", scriveva il quotidiano newyorkese.

Un lungo articolo di cinematografo.it ricorda poi il rapporto del cinema con le sue canzoni, da Borotalco a Pupi Avati, ma anche Lawrence Kasdan e pure Franco e Ciccio. 'Il cielo' (1967) compare infatti in 'Franco, Ciccio e le vedove allegre' di Marino Girolami (1968) e in 'Sacro Gra' di Gianfranco Rosi (2013); 'La luce accesa' (1969) è presente in 'Dillinger è morto' di Marco Ferreri (1969); '4/3/1943' è usato da Mario Monicelli in 'La mortedella' (1971); 'L’anno che verrà' (1979) in La terrazza di Ettore Scola (1980), Vacanze di Natale di Carlo Vanzina (1983) e Marrakech express di Gabriele Salvatores (1989); 'Milano' (1979) in Oggetti smarriti di Giuseppe Bertolucci (1980); 'L’ultima luna' (1979) e 'Cara' (1980) in Borotalco di Carlo Verdone (1981); 'Caruso' (1986) in Tolgo il disturbo di Dino Risi (1990); 'Futura' (1979) in Ti amerò… fino ad ammazzarti di Lawrence Kasdan (1990); 'Com’è profondo il mare' (1977) in Paz! di Renato De Maria (2002); 'Dark Bologna' (2009) in Gli amici del bar Margherita di Pupi Avati (2009); 'Telefonami tra vent’anni' (1981) in Il nome del figlio di Francesca Archibugi (2014); 'La sera dei miracoli' (1980) in Nessuno si salva da solo di Sergio Castellitto (2015); 'Piazza Grande' (1972) in Hammamet di Gianni Amelio (2020). Infine 'Disperato erotico stomp' (1977), con l'intramontabile verso “Ma l’impresa eccezionale, dammi retta/ È essere normale” è stato usato in Supereroi di Paolo Genovese (2021). Basterebbe questa filmografia a rendere l'idea del segno indelebile che Dalla ha lasciato nell'immaginario collettivo di diverse generazioni di italiani, e non solo.

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