L’Iran preoccupa il Mondo, ma non gli Americani: finché il conflitto non tocca il portafogli dei cittadini a loro poco importa

Cosa pensano gli Americani sull’attuale conflitto che da 16 giorni imperversa nel territorio iraniano? Bè… finchè non tocca il loro portafoglio, direi anche poco

Vivendo e frequentando da più di trent’anni gli Stati Uniti (a momenti diventerò pure “nonno di un nuovo cittadino Made in Usa !”), continuano a chiedermi di provare a spiegare che cosa pensano gli Americani su vicende che preoccupano noi, in Italia. Noi.. che di norma pensiamo che il mondo intiero sia come il nostro Belpaese.. anche se ne occupiamo un pezzettino, ed a mala pena ne rappresentiamo i 6 millesimi della totale umanità che lo abita !

Proviamo allora ad allargarci un po’, e parliamo dei Popoli Occidentali, di cui siam parte.

Bè… da questa prospettiva dovremmo essere quasi il 20% dei complessivi 8 miliardi e spiccioli.

Premesso ciò… veramente crediamo che siam tutti uguali e la pensiamo allo stesso modo ?

Opinione pubblica americana

Analizziamo quindi, con rapidità, chi sarebbero le genti che vivono nella tanto decantata democratica Confederazione. Si sa… sono tanti (oggi quasi 350 milioni, illegale più… illegale meno), e dal solo punto di vista etnico arrivano da tutte le parti del pianeta, da quando gli antichi Coloni presero possesso di quei luoghi. Si tratta perciò di un vero popolo, come siamo usi a considerarci noi, nella vecchia Europa ?  Io ne nutro forti dubbi.

Come ho già avuto modo di scrivere, il melting pot  che continua a fondersi come un vulcano che agisce al contrario (..che cioè inghiotte la propria lava !), non è così omogeneo come noi lo riteniamo, associandolo alle nostre società di stampo antico-residenziale. Pertanto anche la loro opinione distacca ampiamente dai nostri canoni di riferimento.

Mi spiego.

Per tipologia di organizzazione sociale, la presunta integrazione tra i vari ceppi (nord-sud-est europei, afro, latinos, etc. etc.) avviene solo di fronte al da me denominato “God Money” (il Dio Denaro). Ecco …lì, gli Americani, anche quelli che hanno da poco giurato sulla bandiera per acquisirne il passaporto, come le mie figlie, in quel contesto sono perfettamente amalgamati. Anche se ironicamente userei l’aggettivo, “ammassati” (..cioè “schiacciati” !).

Ma per arguire in pochi secondi il summenzionato concetto, basta analizzare la progressione dei loro numeri  demografici dalla nascita:  solo 2 milioni e mezzo nel 1776, ai circa 100 alla loro entrata nella Grande Guerra (1917), fino agli odierni che ci vedono superati di quasi sette volte. Ben più critico, intendere che in soli 35 anni, questa stessa moltitudine è aumentata di quasi un 50%.  Cento milioni di individui dal 1990: riuscite ad immaginarvelo ?

E’ chiaro che questo sistema.. che nella mia traiettoria ho visto replicare solo nella precedente  Honk Kong (..quella cioè creata dagli anglo-giudei dopo l’accordo di sovranità del 1898), prevede per questa repubblica un sistema elettivo a suffragio, scarsamente democratico. Pochi, quindi, sono infatti i cittadini che si interessano della loro politica e vi partecipano votando (posto che lo stesso succitato sistema è ben complicato e divide in categorie l’elettore). 

Chiudo questa complessa parentesi, sperando i lettori abbiano finalmente una minima idea di chi e cosa rappresenti, in verità, la conclamata  "opinione pubblica" nel tanto enfatizzato paese della Libertà e della Democrazia. Sono pertanto una vera minoranza, in questa Grande Unione, coloro che dichiarano o esprimono pensieri sulla politica di una Amministrazione Presidenziale, od altra.

Crisi iraniana

Cosa pensano quindi gli Americani sull’attuale conflitto che da 16 giorni imperversa nel territorio iraniano? Bè… finchè non tocca il loro portafoglio, direi anche poco.

Per loro l’Iran è un nemico da sempre:  almeno dal 1979, quando l’ayatollah Khomeini indette la nascita della Repubblica Islamica… scacciando lo Scià (il Re Reza Pahlavi), e istituendo per i suoi sudditi l’odio verso gli Usa… apostrofandoli “il Grande Satana nemico dell' Islam”.

Sapere che aerei e missili stanno partendo dalle porta-aerei o dalle basi militari “a stelle e strisce” sparse per il globo (più di 128 in 51 paesi, secondo un rapporto di un’agenzia del Congresso del 2024) non è infine una cosa che particolarmente tange o sorprende gli Yankees.

Se proprio volete chiedere a cittadini vagamente impegnati come Carolina (la madre delle mie figlie, Ndr.), vi dirà che la sua preoccupazione maggiore è che la Borsa rimanga stabile, che non cambi il tasso degli interessi dei mutui e del prezzo della benzina: checché lei voti convinta per Trump.

E quest’ultimo valore, rispetto alla stordente propaganda europea… nonché alle spregiudicate e fraudolente speculazioni nella nostra disgraziata nazione (l’unico paese della presunta Unione che ha visto truffaldini rialzi ai distributori dei carburanti !), è rimasto praticamente invariato in tutta la Confederazione. Segno e conferma che le bombe e le guerre lontano dal Nuovo Continente… continuano a segnare le nostre vite, oltre a quelle di chi si trova nelle attive trincee, ma non esattamente quelle degli Statunitensi.

Vorrei però, a questo punto, esser più chiaro sulle mie non convenzionali affermazioni.

Posto il grande potere della Comunicazione negli United States, parlo in particolare dei General Media(giornali e TV), confermo senza remore che essi sono pienamente lanciati in un fortissimo dibattito con fragorosi sproloqui di stars & vedettes, personalità in grande esposizione sia della politica che di ogni arte o intrattenimento (specialmente di apparenza giornalistica… come tutti i talk show serali dei vari Jimmy Kimmel, Seth Meyers e Bill Maher… tanto per nominarne alcuni tra i più schierati contro Trump).  Ma nonostante ciò ribadisco che la maggior dei cittadini locali si mantiene ben tiepida e poco partecipe di tutte queste manovre scandalistiche.  Vi assicuro che sono molto più influenzati i nostri “ignarus” connazionali da tutti i vari giornaloni che ogni giorno escono da noi con titoloni sulle querelled’oltreoceano.

Differenze tra Repubblicani e Democratici

Orbene... addentriamoci allora nel plausibile pensiero degli attivisti, di coloro cioè… che per convinzione o per interesse pratico, sono “partisan” di una corrente o dell’altra. 

Partiamo coi Repubblicani

Per cominciare.. appropriamoci di uno dei più esaltanti lambiccamenti del bravo Dario  Fabbri (quanto ovvii… per chi appassionato di logica, Ndr.):  dato che le idee di una leadership partono dal basso, ergo da una collettività, pare chiaro che sono Trump ed i suoi adepti  che si sono impossessati  del pensiero di questa parte della società americana (..e non viceversa).

È loro dunque il ragionamento “Trumpiano”, nel senso più duro del termine. L’attacco statunitense all’Iran non viene pertanto percepito come una violazione del Diritto Internazionale, bensì come il ritorno alla sua minima condizione:  il riposizionamento della credibilità della forza della loro grande nazione, agente del “giusto ordine mondiale”;  uno dei precetti perseguiti da sempre dalla filosofia del MAGA (“Make America Great Again”).

Le tanto gridate minacce alla pace e alla sicurezza internazionale sbraitate dalla gran parte delle cancellerie europee e delle poco credibili Nazioni Unite, non corrispondono lontanamente alle loro preoccupazioni. E contrariamente alla umana emozionalità, la logica pare dalla loro parte. E’ proprio ora, infatti, proprio in questo periodo storico che i capi dei tre eserciti più armati e contrapposti, ideologicamente e geopoliticamente, del pianeta (Trump, Putin e Xi Jinping) si parlano attraverso le loro diplomazie… (rispetto ai tempi recenti in cui “sleepy Joe” si limitava a inondare l’Ucraina di armi e denari e a svillaneggiare il leader russo, chiamandolo "macellaio", "criminale di guerra", "pazzo figlio di pu...") per stabilire silenti accordi nel “Grande Scacchiere”:  ciò favorisce il tentativo militare americo-israelita di azzerare i dichiarati futuri obiettivi nucleari di un regime fanatico ed estremista come quello degli ayatollah. E questo indipendentemente dalla facile probabilità che anche questa volta le accuse di un governo statunitense potrebbero non esser certe.

Ciò è irrilevante, rispetto al quadro generale, per i frondisti del “pensiero repubblicano”. Quello che rimane, alla fin dei conti pratici, è che da 47 anni un regime arma gruppi ostili (in particolare quelli terroristici islamici), attacca nazioni alleate, lavora a capacità missilistiche e mantiene opacità sul proprio dossier nucleare. Non è dunque più una questione da attendere:  è una minaccia immediata e gli Stati Uniti non possono farsi sopraffare. Punto !

Circa la parte dei Democratici… il diktat è sempre lo stesso:  attaccare, debilitare, sfiancare l’avversario discutendolo in modo ossessivo (..ma io aggiungerei fanatico, dopo aver visto coi miei stessi occhi… il comportamento di molte persone completamente succubi della “dottrina di odio” a loro imposta).  Per ora, per costoro la questione di qualsiasi potenziale “impeachment” con cui abbattere l’odiato tycoon newyorkese, tema privilegiato fin dal Gennaio 2020, non è più la priorità.  Negli ultimi tempi, d’accordo con la élite finanziaria che li prezzemola, le discussioni vertono solo e correttamente sulla questione economica. 

A Febbraio dell’anno scorso le Borse in ribasso, poi i danni per i “giochini coi dazi”, quindi le diverse dispute internazionali col Messico e col Canada... ma i dati ultra positivi del bilancio economico della gestione Trump, li aveva imbambolati.  Oggi, finalmente, con i più seri e rischiosi argomenti sulle plausibili disastrose conseguenze finanziarie di una guerra lungimirante e di  estesa durata, le posizioni dei “Dems” sono certamente coerenti e innegabili.  Ecco quindi che ciò comporta un problema interno di assoluto rilievo, in quanto un sondaggio Reuters/Ipsos pubblicato dopo l’inizio degli attacchi mostrava che solo il 27% degli Americani approvava i raid, mentre il 43% disapprovava e il 29% non era sicuro.  A rigor di precisione, si ribadisce che anche sondaggi di questo tipo si basano su una lista di cittadini selezionati e censiti da sistemi di preregistrazioni che già li includono in categorie di persone interessate alla politica.

Ad ogni modo il dato rimane essenziale, in quanto riferisce di nuovo che il primo interesse dell’ Americano medio si collega a questioni di ordine pragmatico-finanziario; definitivamente diverse da quelle per le quali noi, nel Vecchio Continente… per mentalità e anche per distacco dalle grandi realtà umane (aggiungerei…) ci accaniamo.

Conclusione

Il nostro è un “Giardino dei Finzi Contini” dove oramai gli Italiani sono avvolti da parole…  spesso legate a temi di libertà, civiltà, uguaglianza sociale, alleanza con i popoli:  argomenti nobili e umanistici ma sempre più demagogici e a volte irreali. Irreali come la maggior parte dei temi della “Woke culture”… che non per nulla arriva da Londra, nonostante abbia attecchito anche verso parecchie minoranze negli stessi USA.  Si, certo, investimenti colossali della élite anglo-giudaica aveano coinvolto i “guru filosofi” delle High-tech ed i nuovi ”front men” della politica americana (quasi un miliardo di dollari erano stati investiti sulla campagna elettorale della inconsistente Kamala Harris), ma il pragmatico e materiale senso di sopravvivenza dei “vecchi americani” aveva prevalso in pieno nella ultima Elezione. E prevale ancora oggi nella generale opinione dell’America su questi attacchi militari a fianco del sempre belligerante e ambizioso Israele: andranno bene finché la economia e gli interessi del popolino non verranno intaccati.  Che rimanga infine indiscutibilmente chiaro: “l’americano medio” non si sente parte di una tragedia geopolitica globale come spesso accade agli europei. Tende piuttosto a considerare le guerre lontane come operazioni gestite dallo Stato Federale, strumenti di equilibrio strategico che restano sullo sfondo della vita quotidiana. Finché il costo della benzina rimane stabile, i tassi dei mutui non schizzano verso l’alto e i mercati non crollano, la crisi iraniana resterà per la maggior parte un evento distante, quasi astratto. In questo pragmatismo… che agli occhi europei può sembrare freddo o disincantato… si trova in realtà una delle chiavi della cultura politica americana: il mondo è complesso, le grandi potenze agiscono, ma ciò che conta davvero è la stabilità materiale della propria casa. Quella che se noi andremo avanti così, rischieremo di vederci portare via come già ci hanno portato via gran parte della proprietà delle industrie, dei brevetti e dei marchi che la genialità del popolo italiano ha creato nel corso di tutto il novecento .  

Di Luca Poles
(corrispondente dalla Florida)