Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio. Palazzo Reale Milano . Fino al 17 maggio 2026 una retrospettiva del fotografo e artista statunitense a cura di Denis Curti, catalogo Marsilio Arte
Palazzo Reale a Milano presenta una retrospettiva di Robert Mapplethorpe, l’artista che ha scoperchiato e resi pubblici gli anfratti piu torbidi dell’underground newyorkese con una poetica straordinaria che ha saputo fondere il pornografico con il virgineo, rivoluzionando l’immaginario consolidato. Attraverso le sue fotografie lo scatto magistrale con Hasselblad di una calla appena sbocciata evoca la vulnerabilità e il mistero voluttuoso di un organo sessuale intrigante. Personaggio Robert di cui conosciamo le criticità e le vulnerabilità grazie anche alle letture degli scritti di Patty Smith, sua compagna e musa dagli esordi nell’atmosfera artistica d’avanguardia dell’hotel Chelsea a New York. Attraverso i racconti di questa poetessa e cantante sappiamo quanto sia stata tormentata la presa di coscienza dell’identità dí Mapplethorpe e di come i due giovani appena approdati nella Grande Mela si siano supportati a vicenda nell’individuare quelle che sarebbero state le caratteristiche e le direzioni che li avrebbero portati entrambi al successo. In questa retrospettiva milanese, allestita con estrema sensibilità, percorriamo l’iter dell’artista dai suoi primi collage, creati con estratti significanti ritagliati dai giornali, fino alle fotografie realizzate con una Hasselblad che gli era stata regalata con lungimiranza, proprio come a Patty Sam Shepard aveva regalato la prima chitarra. Le fotografie hanno permesso di esprimere il perfezionismo estetico dell’autore, considerato uno dei massimi fotografi riconosciuti per la rappresentazione della bellezza di un fiore. Il fiore di Mapplethorpe, che per la sensualità della forma e di come calibra la luce sembra mostrarsi a 360 gradi, in realtà è un simulacro di un mondo interiore profondamente travagliato. In mostra la dicotomia fiore corpo umano statuario sono rappresentate in assonanza evidenziando certi tratti estetici con un risultato molto ricercato. Chiara ed esaustiva anche la sezione che evidenzia l’attrazione di Mapplethorpe per l’arte classica, a cui si ispira quando fotografa i corpi muscolosi di Thomas o di Lisa Lyon, celebre culturista amata per il suo fisico androgino. Nei chiaro scuri delle sue immagini in bianco e nero le maglie indossate e semisvestite creano dei giochi di luce che tagliano gli arti rimandando all’iconologia delle statue classiche. Nell’ultima sala le immagini di nudi un pò spinti sono un’estratto delicato della mostra di Mapplethorpe The Perfect Moment, inaugurata al Museo dell’Università UC Berkeley nel 1990, una delle mostre più controverse e inedite di cui, proprio per la natura pornografica delle immagini, i giornali non avevano potuto pubblicare le foto. Ho visto la mostra alla sua inaugurazione con miei allora colleghi della UCLA e posso confermare che l’impatto di quelle immagini ha determinato uno scossone profondo nel mio borghese immaginario quotidiano. Stiamo parlando di più di 35 anni fa, nel mezzo di una crisi sanitaria che stava devastando e demonizzando le numerose comunità gay californiane. Ancor oggi non mi spiego il perchè scegliere proprio un’università per questa mostra in anteprima che sbatteva in faccia agli studenti la forza cruda di fotografie che rivelavano senza filtri le viscere di una perversa pornografia omosessuale. Mi ricordo come fosse ieri l’impatto che questa mostra ha avuto su di me, e posso dire che le immagini vivide che questi atti brutali evocavano, sono state una vera e propria frustata. Ma mentre venivo turbata, come tutti noi, dalla violenza delle immagini, non potevo fare a meno di apprezzare il candore con cui Mapplelthorpe estetizzava attraverso la fotografia una pioggia d’oro con abbigliamento sadomaso ricercando e trasmettendo la stessa perfezione compositiva dell’acqua pura sgorgante da un putto del Verrocchio.