A Milano allo Spazio RAW apre la mostra “Ciò che resta del gesto", un percorso in tre atti che interroga ciò che l’uomo lascia dietro di sé
Questo progetto curato da Melissa Jordan, nasce come un percorso: tre voci che, attraverso gesto, materia e natura, compongono un’unica domanda su ciò che rimane dell’uomo quando tace
A Milano allo Spazio RAW apre la mostra “Ciò che resta del gesto" un percorso in tre atti che interroga ciò che l’uomo lascia dietro di sé.
Primo tempo
Questo progetto nasce come un percorso: tre voci che, attraverso gesto, materia e natura, compongono un’unica domanda su ciò che rimane dell’uomo quando tace.
ATTO I - IL GESTO (l’origine, l’impulso, la scomposizione)
Marc Vincent Kalinka apre la mostra con una ricerca che indaga il conflitto tra uomo e natura. Nei suoi lavori il gesto diventa frattura: l’uomo che invade, che consuma, che spezza gli equilibri. Le forme essenziali, spesso vicine al linguaggio del segnale e dell’allarme, diventano tracce di un mondo che resiste, come se la natura cercasse di riprendersi il proprio spazio.
Ha partecipato a contesti internazionali tra cui la Biennale di Venezia e la Biennale di Mosca.
In questa mostra rappresenta il Gesto: il punto in cui tutto inizia, dove la frattura si apre.
ATTO II - LA TRACCIA (la ferita, la memoria, la materia)
Daniele Compagnone, indaga la materia come luogo di memoria. La sua ricerca si muove lungo i confini tra presenza e assenza, tra ciò che resta e ciò che si dissolve. La traccia, nei suoi lavori, non è un segno da interpretare, ma un residuo del passaggio umano che continua a vibrare anche quando la figura scompare.
Compagnone lavora con superfici che custodiscono il tempo, come se ogni strato fosse un frammento di ciò che è sopravvissuto all’immagine. Ha esposto in diversi contesti espositivi in Italia e in Europa, sviluppando una ricerca che cresce in dialogo con spazi indipendenti, gallerie e progetti curatoriali.
La formazione in Scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Brera alimenta una visione in cui spazio e identità si intrecciano, trasformando la materia in un campo sensibile dove memoria e immaginario coincidono.
In questa mostra rappresenta la Traccia: ciò che l’uomo lascia nel mondo quando non è più presente.
ATTO III - IL RESPIRO (la natura, la luce, ciò che continua)
Andrés Santo Domingo, artista colombiano, porta in mostra una pittura che trasforma il paesaggio in visione interiore: luce, memoria e atmosfera diventano una geografia emotiva che oltrepassa la figura umana.
La sua opera è stata approfondita dal critico Fausto Panesso, una delle voci più autorevoli dell’arte colombiana contemporanea, già studioso dell’opera di Fernando Botero, che evidenzia nella pittura di Santo Domingo una capacità rara di trasformare il paesaggio in percezione interiore, una forma di rivelazione che unisce memoria, spiritualità e luce.
Ha esposto in diversi contesti internazionali tra America Latina ed Europa, e questa mostra rappresenta la sua prima presentazione ufficiale a Milano, all’interno di un progetto curatoriale dedicato al dialogo tra gesto, materia e natura.
In questa mostra il suo lavoro è l’atto conclusivo: la natura che continua dove l’uomo si interrompe.
LA MOSTRA
“Ciò che resta del gesto” è un percorso in tre atti che interroga ciò che l’uomo lascia dietro di sé: il gesto, la traccia e il respiro. Non un itinerario lineare, ma una costruzione che attraversa materia, luce e frammento per arrivare a ciò che persiste oltre la presenza umana. Si entra attraverso il Gesto di Kalinka: scomposizioni che riducono la realtà a forme primarie, detonazioni e archetipi. È l’origine, il punto d’accensione. Si procede con la Traccia di Daniele Compagnone, dove la materia registra ciò che il gesto ha infranto: superfici che trattengono la memoria e l’energia dell’identità. Si conclude con il Respiro di Andrés Santo Domingo: paesaggi interiori e luminosi in cui la natura continua, resiste e si rigenera. Là dove l’uomo si interrompe, il mondo torna a respirare. La mostra diventa così un luogo di passaggio tra ciò che si spezza e ciò che resta.
Sono Melissa Jordan, Art Liaison e curatrice indipendente attiva tra Italia e Colombia. La mia ricerca si concentra sulla costruzione di dialoghi tra artisti, spazi e culture, con un approccio relazionale che intreccia arte contemporanea, identità e linguaggi visivi. Grazie al mio progetto “MJ Art Liaison” sviluppo mostre e iniziative transnazionali che uniscono estetica e narrazione, con una particolare attenzione alla relazione tra opera, luogo e pubblico.
INFORMAZIONI MOSTRA
Spazio: SpazioRAW - Corso di Porta Ticinese 69
Città:Milano
Inaugurazione: 27 novembre 2025, ore 19:00
Finissage: 12 febbraio 2026 (Colombia)
CONTATTI STAMPA Melissa Jordan - MJ · Art Liaison info@melijordan.com melijordan.com Instagram: @melissajordan.artliaison Cosa rimane dell’uomo qua