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Al Menhir Art Gallery la mostra di Gianfranco Zappettini, un invito per The Bounty Killart

Gianfranco Zappettini e The Bounty Killart dialogano nella sede milanese della Menhir Art Gallery, dal 5 maggio al 6 luglio 2022. Due diverse generazioni si scontrano e si incontrano attraverso le loro opere

25 Maggio 2022

La Galleria Menhir, dal 5 maggio al 6 luglio 2022, ospita nella sua sede milanese, la mostra Gianfranco Zappettini un invito per The Bounty Killart. Il grande maestro dell’analitica, ormai istituzionalizzato e riconosciuto a livello internazionale, dialoga con il collettivo artistico torinese The Bounty Killart. Due generazioni diverse si incontrano e allo stesso tempo si scontrano, attraverso le loro opere.

Menhir Art Gallery: Gianfranco Zappettini un invito per The Bounty Killart

Menhir Art Gallery ha iniziato la sua attività espositiva circa quarant'anni fa e prende il suo nome del termine bretone men e hir “pietra lunga”. Quindi richiama i megaliti monolitici, le Statue Stele, in questo caso della Lunigiana, area storica vicino alla quale nel 1984 la galleria viene fondata. Questa scelta evidenzia la volontà di valorizzare il legame con il proprio territorio d’origine, aprendo però la visione all’internazionalità.

La Galleria ha collaborato sia con maestri nazionali che internazionali. Nel 2014, la storica gestione del Dott. Alberto Rolla, passa a Sebastiano Calandra che nel 2016 apre la sede milanese, in Via Mario Giurati, oltre alla storica sede di La Spezia che cessa di esistere nel 2018. Oggi la Galleria Menhir, assume sempre maggior rilievo nel mondo dell’arte, tanto da essere presente ogni anno all’interno degli eventi espositivi artistici di maggior importanza a livello nazionale e oltre.

Gianfranco Zappettini, ha scelto di esporre un’unica opera, una tela di 1X1 m, dove la pittura oro forma cerchi concentrici, assomiglianti a gorghi creati del cadere di gocce d’acqua in una grande pozza dorata. Solo al centro, un punto di pittura blu, rompe la monocromia. L’analisi del fare pittura, degli elementi che la compongono e la creano, si può chiaramente osservare all’interno di quest’opera. Superficie, supporto, colore e segno, sono stati rigorosamente meditati dal maestro. Il quadro trasuda una sorta di atmosfera Zen, che pone l’osservatore in assoluta contemplazione. Personalmente ho notato che, a seconda della luce, le trame cromatiche sottostanti del quadro sembrano mutare, tanto da far trapelare in alcuni punti, dei richiami al blu presenti sotto l’oro monocromo. I cerchi concentrici di materia, sembrano scandire le note di una melodia che piano piano va a esaurirsi, per confluire al centro dell’opera, in quel piccolo puntino blu oltremare. Non a caso, è proprio il colore blu a rappresentare l’intelletto, la profondità, l’armonia, la calma e la serenità emotiva, che quest’opera riesce a generare nell’osservatore.

The Bounty Killart, attraverso le loro sculture, dialogano con l’opera precedentemente descritta. La prima loro opera visibile in mostra è una specie di versione ironica della Porta dell’Inferno di Auguste Rodin del 1880/1917, opera incompiuta su cui il celebre scultore lavorò per trent’anni, fino alla morte. Gli artisti hanno creato una specie di arco squadrato, sulle cui colonne e architrave, si arrampicano una moltitudine di figure maschili e femminili che vanno a saturare tutto lo spazio. Le espressioni contratte, doloranti e i piccoli corpi ammassati uno sull’altro, danno l’impressione di quello che potrebbe essere un varco, un ingresso che conduce direttamente all’inferno. Sopra l’architrave è stato posto un piccolo cartello verde, tipicamente utilizzato nei luoghi pubblici per indicare un’uscita di emergenza. Infatti, tra le due colonne, si può osservare appesa al muro proprio l’opera di Zappettini. Quindi un’anticamera non più dell’inferno, ma della meditazione. L’osservatore attraversa il varco e arriva a confrontarsi davanti a quello che è un piccolo paradiso luminoso del maestro analitico. Il resto della stanza è stato giustamente lasciato vuoto per concentrare l’attenzione su questo dialogo.

La seconda stanza è stata interamente dedicata agli artisti più giovani, che su di una parete blu oltremare a richiamare il punto centrale dell’opera di Zappettini, hanno posto 6 opere ad altezze diverse e una a terra. Le loro sculture, apparentemente di ceramica, ma in realtà di gesso e resina, richiamano ironicamente famosissime statue della tradizione artistica occidentale e anche orientale, come il Laocoonte, Napoleone a cavallo e molti altri. Questi soggetti vengono estrapolati dal loro contesto originario e assumono così un significato completamente diverso. Addirittura una di esse, porta sotto braccio, un quadro di Lucio Fontana, con i suoi caratteristici tagli bianchi. Colpisce molto anche una piccola Venere in veste di donna delle pulizie, che inevitabilmente richiama sia la Venere degli Stracci di Michelangelo Pistoletto, sia il colore oro dell’opera di Zappettini presente in mostra, che in questo caso diventa un guanto giallo canarino. Varie sculture presentano nel bianco dominante, piccoli dettagli in giallo, rosso e blu. Nella stessa sala, sul muro bianco, è stata inserita una scultura che apparentemente richiama una mazza da baseball, ma in realtà funge da supporto per un una statua greca e una specie di putto posto in alto, come se fosse quasi una colonna di un tempio inesistente.

Lisa Parra

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