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Fondazione Sorgente Group, Valter Mainetti: “Vi accompagno alla scoperta della Collezione-M”

"Dalla passione per i capitelli romani a Guercino fino a il 'Ritratto di Josefina Alvear de Errazuriz' di Boldini, dipinto molto caro anche a mia moglie Paola”.  L’intervista de Il Giornale d’Italia a Valter Mainetti, Presidente Fondazione Sorgente Group

Di J.Muller

25 Febbraio 2022

Spirito raffinato e rara ricercatezza animano la prestigiosa Collezione d’arte Mainetti, capace di tenere insieme la qualità della pittura e l’accuratezza archeologica. Partendo dalle antichità romane, minuziosamente catalogate per ogni reperto e frammento, dai capitelli alla statuaria, passando per la “grazia morale” del Guercino e della grande pittura emiliana del Seicento per arrivare infine, attraverso i vedutisti romani, alla pittura del Novecento.  

Ad accompagnarci in questo percorso costellato da capolavori assoluti del patrimonio culturale italiano è proprio Valter Mainetti, Presidente della Fondazione Sorgente Group, che a Il Giornale d’Italia ha raccontato l’amore per il collezionismo, il lungo viaggio di un Guercino a Tokyo, il fortunato acquisto a New York di un labrum in Cottanello antico e tanto altro ancora.

L’intervista de Il Giornale d’Italia a Valter Mainetti, Presidente Fondazione Sorgente Group

Fondazione Sorgente Group nasce “con lo scopo di valorizzare, promuovere e divulgare tutte le espressioni della cultura e dell’arte appartenenti al nostro patrimonio culturale”. Come si traduce questo nella realtà e quali sono i principi e i criteri scientifici che guidano il vostro operato?

Con orgoglio posso affermare che siamo presenti e attivi ormai da quindici anni sul territorio romano e non solo, con l’organizzazione di mostre, eventi culturali e la concessione di numerosi prestiti di opere d’arte anche in mostre fuori dai confini nazionali. Fin dal 2007, quando con mia moglie Paola abbiamo deciso di creare una Fondazione d’arte no profit, abbiamo subito reso concreto il nostro obiettivo di promuovere e far conoscere al pubblico le opere d’arte di archeologia e dipinti antichi presenti nella collezione e di organizzare iniziative culturali e pubblicazioni scientifiche. Con l’aiuto di esperti dei diversi settori abbiamo acquistato nel tempo capolavori che fossero significativi contributi al patrimonio artistico italiano, spesso riportando nei nostri confini opere presenti nel mercato estero.

La Collezione-M è un giacimento amplissimo di capolavori. Dalle opere archeologiche di epoca romana alla pittura emiliana del Seicento fino a capolavori del ‘900. Potrebbe tracciare un percorso attraverso opere emblematiche?

Tutto è nato proprio dalla Collezione d’Arte di famiglia. Nata negli anni ’30, grazie a mio padre Sergio, e poi da me ampliata con opere archeologiche riguardanti soprattutto gli elementi architettonici, assecondando la mia passione per i capitelli - ciascuno con la sua particolarità nell’intaglio e nella decorazione - e per le colonne di marmi colorati: il tutto è ora gestito dalla Fondazione. Grande soddisfazione mi ha dato acquistare in un’asta di New York un grande labrum in Cottanello antico e portarlo in Italia. Anche questa collezione ha una parte dedicata alla pittura soprattutto del Seicento e Settecento con grandi maestri come Guido Reni, Guercino, Benedetto Gennari, Luca Giordano, Mattia Preti, Giacomo Van Lint, Paolo Anesi, Andrea Locatelli, questi ultimi, con le loro vedute su Roma, coniugano bene le due anime della collezione per la qualità pittorica e la documentazione archeologica. Uno degli ultimi acquisti, molto cari anche a mia moglie Paola, è il “Ritratto di Josefina Alvear de Errazuriz” di Giovanni Boldini, con il quale ci siamo spinti fino a dipinti del ‘900, con opere di Guttuso, Marc Chagal, Jean e Raoul Dufy.

Le vostre Opere hanno arricchito e continuano ad arricchire percorsi espositivi in tutto il mondo. Ha qualche aneddoto da raccontare a riguardo?

Diverse nostre opere, della Collezione Archeologica e di quella di Pittura antica, hanno arricchito Mostre di grande rilevanza nazionale ed internazionale. Ad esempio, i ritratti di Marcello, Lucio Cesare e Gaio Cesare, principi della dinastia Giulio-claudia sono stati in mostra alla Scuderie del Quirinale per la mostra “Augusto” dall’ottobre 2013 in occasione del bimillenario della morte del primo imperatore romano, e per il grande interesse, a mostra già iniziata, è stato aggiunto all’allestimento anche il ritratto di Gaio Cesare adulto acquistato proprio qualche mese prima. Si è visto così realizzato uno dei nostri obiettivi: rendere fruibile in Italia un’opera venduta in asta all’estero, affinché tornasse ad essere ammirata dal pubblico e studiata dagli archeologi. Poi i ritratti dei giovani principi augustei sono volati al Gran Palais di Parigi nel marzo 2014, per la stessa mostra che proseguiva in Francia. Di grande importanza per la Fondazione è stato anche il lungo viaggio compiuto dal dipinto “Diana cacciatrice” del Guercino per giungere alla grande mostra internazionale nel marzo del 2015 a Tokio al National Museum of Western Art per una mostra monografica sull’artista.

C’è un’artista della vostra collezione al quale si sente particolarmente legato?

 Indubbiamente uno degli artisti che prediligo è Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino, i cui dipinti presenti nella mia collezione privata ora sono conferiti in quella della Fondazione, andando a formare insieme una delle raccolte private più numerose esistenti.

La Fondazione svolge un ruolo “militante” nella valorizzazione e nella diffusione dell’arte, anche attraverso mostre, convegni, pubblicazioni. Dal vostro punto di vista, dove si sta dirigendo il mondo dell’arte oggi?

Gli interessi per l’arte sia antica che contemporanea continuano e coinvolgono sempre un grande numero di pubblico. Basti vedere il successo di molte mostre anche in questi ultimi mesi, nonostante le restrizioni sanitarie. Oggi l’aspetto più importante è riuscire a comunicare l’arte e la cultura, anche utilizzando le sempre più ricche possibilità tecnologiche e informatiche per un maggiore coinvolgimento del pubblico, che non può più rimanere un semplice osservatore.

Dal giugno 2012 avete inaugurato lo Spazio Espositivo Tritone, nel “Palazzo del Tritone” a Roma, sede di mostre temporanee aperte al pubblico. Quanto è importante per voi la possibilità di gestire uno spazio fisico e come è cambiato il concetto stesso di percorso espositivo con l’avvento del digitale?

Aprire al pubblico lo Spazio Espositivo Tritone per noi era un obiettivo importante e si è rivelato un grande punto di forza per la Fondazione, che può così promuovere direttamente il proprio patrimonio artistico, utilizzando anche innovative modalità espositive e tecnologie sempre più avanzate, in perfetta armonia con l’approfondimento scientifico accademico.

Inaugurato con la mostra “Un angolo di Art Nouveau a Roma” con un allestimento totalmente dedicato all’arte dei primi del ‘900, con dipinti, sculture e oggetti d’arte per celebrare il Palazzo e una fase di grande splendore per l’Europa tutta, ora ospita la mostra permanete di “Athena Nike: la vittoria della dea. Marmi greci del V e del IV secolo a.C. della Fondazione Sorgente Group”. La scultura greca Athena Nike grazie a proiezioni 3D e a suoni tridimensionali viene ricostruita e narrata dinanzi agli occhi dello spettatore coinvolgendolo in un percorso conoscitivo. Grazie a questo Spazio Espositivo, la Fondazione partecipa alle iniziative promosse da Roma Capitale, come gli eventi “Musei in Musica” e “Sabato in Museo”, entrando così a far parte del circuito museale cittadino.

 Potete anticiparci qualche dettaglio sulle prossime mostre in programma?

Ci piacerebbe molto aumentare la nostra collezione della famiglia Giulio - claudia e al riguardo la Fondazione potrebbe avere qualche sorpresa da svelare a breve.

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