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Le Gallerie d'Italia di Intesa Sanpaolo presentano la mostra "Francesca Leone. Ulteriori gradi di libertà, nella città che resiste"

Michele Coppola Executive Director Arte Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo, afferma: “Il lavoro di Francesca Leone è stato capace di 'trasformare' la Sala delle Colonne delle Gallerie d’Italia"

09 Settembre 2021

Le Gallerie d’Italia – Piazza Scala, museo di Intesa Sanpaolo a Milano, presentano dal 10 settembre al 7 novembre 2021 la mostra Francesca Leone. Ulteriori gradi di libertà, nella città che resiste a cura di Andrea Viliani.

Un progetto site specific dell’artista romana che prevede l’esposizione di opere realizzate con materiali poveri quali cemento, ferro, lamiera, riconnettendo materie usurate e abbandonate con la loro bellezza e autorità perduta o con i significati e le funzioni che esse avrebbero potuto assumere, se non le avessimo ridotte appunto a semplici materiali di scarto.

Francesca Leone utilizza ogni dettaglio dell’architettura della sala come per gettare le fondamenta di un’architettura ulteriore, che non si limita a evocare ma che costruisce “mattone su mattone”. In questo senso l’artista sviluppa un’architettura che potremmo definire ulteriore, che cioè non nega la realtà che abitiamo, ma non si rassegna ad essa. Sono atti di resistenza rispetto alla città digitale, globalizzata, inquinata, pandemica, impaurita o indifferente, espropriata e controrivoluzionaria in cui ci siamo ridotti a sopravvivere.

Intesa Sanpaolo, Michele Coppola: "Il museo è un luogo aperto e in continuo divenire"

VIDEO-Intesa Sanpaolo, Michele Coppola: "Il museo è un luogo aperto e in continuo divenire"

“Le Gallerie d’Italia partecipano da sempre a quella che è la vita culturale milanese. In un settembre così significativo come quello che stiamo vivendo era importante che anche le Gallerie di Piazza della Scala si aprissero in maniera ancora più determinata e forte. Queste le parole di Michele Coppola Executive Director Arte Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo Il Giornale d'Italia.

"E' evidente che il nucleo delle nostre collezioni rappresenti in qualche modo un obbligo a continuare a lavorare con gli artisti e da questo punto di vista, devo dire che il lavoro fatto da Francesca Leoni nella Sala delle Colonne è un lavoro straordinario perché in qualche modo obbliga quasi ad immergersi in una sala che è bella ma difficile. Da questo punto di vista credo che la cosa più importante sia proprio come un museo sia un luogo aperto e in divenire, non una quadreria statica e mi fa particolarmente piacere che accanto ad una grande installazione come quella curata da Luca Massimo Barbero come Painting is Back il lavoro di Andrea Viliani e Francesca Leone in qualche modo dimostri e connoti in un settembre importante una peculiarità del progetto cultura di Intesa Sanpaolo. Abbiamo delle collezioni che sono frutto della storia della banca, ma non rinunciamo ad un dialogo ed un lavoro convinto con gli artisti.

Come sempre le cose accadono attraverso coincidenze, attraverso lavori che si apprezzano, attraverso dialoghi con curatori. Avremmo voluto portare Francesca a Milano con maggiore anticipo rispetto alla scadenza attuale. L'elemento significativo che voglio evidenziare è però la determinazione con la quale abbiamo deciso di non farci mettere sotto scacco dalla pandemia e appena si è potuto siamo riusciti oggi, in un settembre importante, ad essere qui.

Credo che, in generale, la risposta in Italia di visitatori nei musei sia stata estremamente positiva, noi siamo contenti. Siamo contenti a Milano, a Napoli, a Vincenza. In generale, le modalità con cui oggi si entra in un museo sono meno libere ma poter beneficiare di una visita e di un'esperienza anche con qualche visitatore in meno intorno non necessariamente è un fatto negativo. Quello che è importante è non chiudere i musei, si è avvertita una mancanza importante nei mesi di chiusura ma la consapevolezza maturata tra gli operatori, tra i visitatori, tra gli appassionati, tra i collezionisti, in qualche modo è che il museo appartiene alla vita di una comunità e questo è il messaggio più importante", conclude.

L’allestimento della mostra presenta otto opere di Francesca Leone poste in dialogo con due opere di Mimmo Rotella e Ugo La Pietra, entrambe dalle collezioni di Intesa Sanpaolo, che esprimono una visione e un’esperienza affini nel tentativo di reinventare la realtà che ci circonda.

Francesca Leone racconta 'Ulteriori gradi di libertà, nella città che resiste'

VIDEO-Francesca Leone racconta 'Ulteriori gradi di libertà, nella città che resiste'

Le Gallerie d'Italia di Intesa Sanpaolo in Piazza Scala a Milano ospitano la mostra di Francesca Leone 'Ulteriori gradi di libertà, nella città che resiste'. L'artista ha spiegato a Il Giornale d'Italia: "Ormai sono passati due anni fa da quando Michele Coppola mi fece la proposta di esporre qui alle Gallerie d'Italia, poi la mostra è stata rimandata a causa della pandemia. La sala dove espongo è molto bella ma anche molto impegnativa, essendo intervallata da colonne. L'idea era quella di dialogare con due opere della collezione, ma anche di creare un'opera che potesse interagire con lo spazio, che si insinuasse in mezzo alle colonne. Da qui nasce l'opera 'Carta', un'opera di lamiera, un'enorme rotolo che si srotola per intersecarsi nelle colonne. Si tratta di un'opera che cambia, a seconda dello spazio entro la quale la si colloca. La lamiera è completamente dipinta ad olio, come se la pelle fosse stata in qualche modo truccata. Sono tutte lamiere di recupero, quindi ci sono le cicatrici del tempo, i buchi, i tagli, le pieghe. I buchi in alcuni punti diventano quasi il bagliore di una città".

"L'idea del recupero è un po' il fulcro della mia arte. Recuperare del materiale che ha ormai fatto il suo tempo per ridare una veste completamente differente, così da trasformare una materia così forte, rude, cruda in una quasi eterea, leggera. Espongo anche un'altra opera che fa parte della serie 'ritratti di famiglia' che era in origine un controsoffitto di casa di mia madre che poi è diventato un tappeto. L'idea di dare un aspetto completamente nuovo e differente a qualcosa che dovrebbe sorreggere, dovrebbe essere forte, ma alla fine  diventa una cosa soffice, sulla quale ci si adagia".
  


Andrea Villani: "Francesca Leone alle Gallerie d'Italia, un'interpretazione critica dello spazio, una riflessione sulla città"


 
VIDEO-Andrea Villani: "Francesca Leone alle Gallerie d'Italia, un'interpretazione critica dello spazio, una riflessione sulla città"
 

Andrea Villani, curatore della mostra di Francesca Leone 'Ulteriori gradi di libertà, nella città che resiste', inaugurata oggi alle Gallerie d'Italia di Intesa Sanpaolo, ha spiegato: "La mostra di Francesca Leone ha la caratteristica di essere, all'interno della programmazione delle Gallerie d'Italia, estremamente contemporanea proprio perché non è una sommatoria di opere, ma un'interpretazione critica della sala stessa, un'installazione unica composta da varie opere che rileggono l'architettura definita di questa sala solcata da colonne, portando dentro le Gallerie d'Italia la città che è al di fuori. La città di Francesca Leone non è solo architettonica ma è un palinsesto storico con le sue memorie, i suoi progetti, le sue utopie, e anche quello che questi hanno generato: gli scarti, i rifiuti, le distopie che si assommano mentre ' la città sale', direbbe Boccioni.


Per l'artista questa è la città che resiste, dove si deve trovare un compromesso tra progresso e inclusione, condivisione, capacità di recupero e di revenzione. Il titolo viene preso da un'opera di Ugo La Pietra. 'Ulteriori' gradi di libertà perché nella riflessione sulla città Francesca Leone aggiunge ulteriori elementi di necessità e di revisione fantastica e
critica". "Ogni cosa che buttiamo via non viene disintegrata, viene semplicemente posta da qualche altra parte. Una componente fondamnetale nella pratica artistica della Leone è l'attenzione verso ciò che si accumula e a come il suo recupero significhi prendere consapevolezza di tutto ciò che la città oggi è".

Intesa Sanpaolo, Gallerie d'Italia: al via la mostra "Francesca Leone. Ulteriori gradi di libertà, nella città che resiste"

Senza titolo (1948) di Mimmo Rotella appartiene a una fase successiva al suo incontro con gli artisti di Forma1 (con il loro progetto di far coesistere astrazione e figurazione) e precedente all’invenzione del décollage in cui, all’inizio degli anni Cinquanta, Rotella inizia a strappare dai muri manifesti pubblicitari e a rilavorarli per scoprire iconografie nuove e impreviste, operando lungo una linea che del collage cubista e dal ready made dadaista giunge alla gestualità informale. La scelta di Leone di accostarsi a quest’opera andrebbe quindi messa in relazione a questa linea composita e al suo incrociarsi con le tante storie della cosiddetta Pop Art italiana (da Angeli a Festa, da Schifano a Uncini) su cui l’artista in particolare si è formata, sviluppando una ricerca orientata ad esprimere la potenzialità degli oggetti e conferire rappresentazione agli immaginari.

 

In Dai gradi di libertà: recupero e reinvenzione (1975) l’architetto, designer e artista Ugo La Pietra analizza la separazione fra la “città che sale” – per usare una metafora boccioniana di utopico slancio verso il futuro – e la città residuale che invece ne deriva in basso, come conseguenza. Operando in modo “tissurale” e “disequilibrante” (per usare due sue espressioni) La Pietra riesce però a recuperare e reinventare questa residualità e a reintegrare così l’individuo nel suo ambiente di vita. Accostando all’opera alcuni suoi disegni preparatori per la mostra Giardino (MACRO, Roma, 2017) Leone sembra far sua questa ipotesi di ricostruzione immaginifica.

 

Tutte le opere di Francesca Leone, anche quelle in questa mostra, cercano di far coesistere più cose, più spazi e tempi, più visioni e esperienze fra loro, ed ecco perché vogliono coesistere nel nostro stesso mondo a partire dall’architettura che condividiamo con loro ma, al contempo, non l’accettano, esse scolpiscono la realtà che ci circonda ma, insieme, anche tutte le possibilità che essa incarna.

Queste opere continuano a rivendicare proprio la persistenza di quegli ulteriori gradi di libertà che, se non ci sono di fatto facilmente concessi, sono comunque ancora possibili, e quindi rintracciabili e praticabili, continuando a ricordare e a immaginare, a recuperare e reinventare le molteplici storie di quella città-mondo che intorno a noi ancora, nonostante tutto, resiste.

 

Biografia dell’artista

Francesca Leone nasce a Roma da una famiglia di artisti. Dopo la partecipazione alla mostra collettiva Arte Contemporanea per i Rifugiati (Musei Capitolini, Roma, 2007) le prime mostre personali dell’artista sono presentate l’anno successivo presso il Loggiato di San Bartolomeo, Palermo (Riflessi e riflessioni) e Palazzo Venezia, Roma (Primo Piano, poi Castel dell’Ovo, Napoli, 2009). Nel 2009 espone al MMOMA-Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Mosca (Beyond Their Gaze, a cura di Maurizio Calvesi) ed è nominata Membro Onorario dell’Accademia Russa delle Belle Arti. Nel 2011 partecipa alla LIV Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia (Padiglione Italia) e nel 2013 alla LV Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia (Padiglione Cuba, La Perversión de lo Clásico: anarquía de los relatos). Nel 2014 le sono dedicate tre mostre personali – MAC-Museo di Arte Contemporanea di Santiago del Cile; MACBA-Museo di Arte Contemporanea di Buenos Aires; Museo dell’Accademia di Belle Arti di San Pietroburgo –, seguite nel 2015 dalla mostra personale Our Trash a La Triennale di Milano e nel 2017 da Giardino al MACRO-Museo d’Arte Contemporanea di Roma. Nel giugno del 2018 espone a Palermo – nell’ambito di Palermo Capitale della Cultura 2018 e degli eventi collaterali di Manifesta 12 – l’installazione Monaci, a cura di Danilo Eccher, presso il Real Albergo dei Poveri, a cui segue la mostra personale Domus presso il Palacio de Gaviria di Madrid. Nel 2020 la galleria Magazzino di Roma ospita la prima mostra personale dell’artista in galleria, Si può illuminare un cielo melmoso e nero?

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