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A Venezia più di 120 eventi da qui al 2022 per una ripartenza in grande

 Il comune cerca di mettere un freno alle mostre temporanee ospitate in dimore storiche: si allargano i percorsi e triplicano gli itinerari

Di Davide Tedeschini

28 Luglio 2021

Venezia nel 2022 sarà la città dell'arte totale con un impiego di spazi e risorse mai visto prima. Solo dieci anni fa stupiva il fatto che la Biennale arte si svolgesse contemporaneamente in 3 location: Museo Correr, Giardini, Arsenale. Con il passare degli anni la Biennale - arti figurative- era riuscita a far aprire numerosi palazzi, storicamente chiusi, mentre si era sentita una flessione delle piccole gallerie private per via dell'online, ma nella prossima edizione si registra un aumento di iniziative private  causate dall'abbassamento dei fitti di palazzi residenziali -forse causa covid- con uno strappo alle regole, momentaneamente utilizzati per attività espositive. L'idea di un investimento redditizio e poco vincolante -per i vecchi possidenti di palazzi veneziani- si fa largo nel tessuto urbano incentivata dalla risonanza mediatica data dalle opere site specific e di urban art e dall'iniziativa di aprire nuovi spazi al pubblico come l'area dell'Arsenale, in precedenza abbandonata. Solo per fare un esempio, palazzo Mora su Strada Nuova,  ha ospitato il padiglione delle Filippine, come é successo con altri palazzi, ospitanti il padiglione del Bangladesh o quello di  Kiribati, Trinidad e Tobago, Armenia etc.. . Non solo padiglioni nei pressi dei giardini o che si affacciano sul Canal Grande ma anche nell'intero tessuto urbano, che rende questa città una sorta di art gallery totale a cielo aperto dove nuovi itinerari si fanno avanti. È per questo che il Comune ha deliberato che le mostre ospitate in dimore storiche non si potranno realizzare per più di 180 giorni dopodiché dovrà passare un anno per la successiva mostra oppure chiedere un cambio di destinazione d'uso. "Ma posso dire che il Comune non è stato e non è altrettanto netto nella difesa dei palazzi che uno dopo l'altro diventano alberghi? O sul proliferare dei B&B? O sulle grandi navi nel bacino di San Marco?" chiosa l'arch. Foscari ('Lite sui palazzi storici' di G. A. Stella, in Corr. della Sera, 18 maggio '21) perché se agli eredi di antiche strutture edilizie spesso in difficoltà con i costi di manutenzione l'affitto a mostra é una fonte di reddito, di fatto crea contraccolpi sulla gestione dei servizi ai residenti le cui aree erano una volta ben distinte.

L'effetto Venezia colpisce anche la Fondazione Modigliani, con sede a Roma, che aprirà una mostra monografica su Modigliani a palazzo Pietà zona San Marco con spazi per artisti emergenti e storicizzati su 3 piani, mentre la Art Events di Mario Mazzoleni all'Arterminal San Basilio darà vita a VeniceStart2021: arte contemporanea su 1700 mq mentre più di altre 20 gallerie private si andranno ad aggiungere agli storici musei Guggenheim, Gallerie dell'Accademia, Galleria nazionale d'arte moderna Ca' Pesaro, per un totale di più di 120 eventi. Le attività sono tantissime ma il Comune riesce a gestire la situazione? Si era già rumoreggiato per la realizzazione ad opera di Rem Koolhaas di un centro commerciale Benetton nel Fondaco dei Tedeschi, (di fronte al Ponte di Rialto), come per il Cinema teatro Italia, riconvertito sempre nel 2016 in supermercato Despar, mantenendo affreschi e stucchi originari;  hanno cambiato destinazione anche Palazzo San Cassiano, già sede di uffici del tribunale; il palazzo  Ca' Corner Reali, che ospitava il Tar del Veneto; il palazzo Papadopoli, sede del Provveditorato agli studi e del Cnr; e di Ca' Nani Mocenigo, già sede dell'Università Ca' Foscari, e ora anche la Casa dei Tre Oci, attualmente galleria d'arte ora in vendita ( Venezia mette in vendita i palazzi-gioiello: "Costi troppo elevati, dobbiamo fare cassa" di Berlinghieri in La Stampa, dicembre '20) e probabilmente da riconvertire in hotel di lusso. La destinazione d'uso attuale, di tipo espositivo, riuscirebbe a impedirlo? L'uso di chiese sconsacrate come padiglioni o spazi desueti affittati a artisti emergenti o a paesi un tempo definiti 'in via di sviluppo' (da qui sono nate le vicende artistiche di Marina Abramovic o Pipilotti Rist imitate a New York) sono un vanto o un problema per il sindaco Brugnaro? Secondo la stampa estera il comune sta impedendo investimenti sul territorio  ("Il sindaco di Venezia sta ancora una volta cercando di guadagnare qualche soldo, a spese della gente del posto" cit. Lisa Hilton in AirMail, maggio 2021) anche se in alcuni casi ben ponderati viene permesso: é il caso del magnate francese Pinault  che ha aperto la sua galleria alla Punta della dogana nel 2009, di fronte a piazza san Marco nonché Palazzo Grassi, acquistato nel 2005 e inaugurato nel 2006 (progetti a cura di Tadao Ando) dove è stata allestita la mostra di Hirst, ora esportata alla galleria Borghese di Roma. Venezia dal canto suo conservava un percorso obbligato dalla stazione ai giardini che sia a piedi che in vaporetto su  Canal Grande, aveva solo 2 alternative entrambe passanti per il ponte di Rialto a differenza di altre città dai numerosi itinerari e quindi dispersive. L'assenza di automobili fa si che tutte le esposizioni vengano contemplate nel giusto silenzio e nella tranquillità, mentre l'enorme offerta di spazi espositivi permette agli owners delle gallerie di abbassare i prezzi delle commissioni ad artisti indipendenti che in questa maniera trovano più favorevole esporre a Venezia piuttosto che altrove,  puntando alla concomitanza della Biennale, gestita dalla fondazione di cui fanno parte il presidente della regione, Luca Zaia e il sindaco Luigi Brugnaro - (Vicepresidente Claudia Ferrazzi mibac), ben attenti alla ricaduta economica su tutto l'indotto di cui fa parte anche Mestre  (nonché attenti ai ruoli politici, nel piazzare incarichi). Dopo questa pandemia una vera iniezione di fiducia che si traduce in quattrini e ripartenza per i veneziani e dall'altra una Venezia, che è sempre quella dei bizantini, di Thomas Mann, Goldoni, Wagner, Tiziano, Tintoretto, soprattutto all'imbrunire, quando torna la calma.

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