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"La libertà al singolare esiste solo nelle libertà al plurale"
Benedetto Croce

Inaugura la mostra GOLDISH: il Naturalismo Cosmico di Tiziana Lorenzelli con un intervento segnico di Agostino Ferrari

Oblong Contemporary Art Forte dei Marmi inaugura il 24 Luglio alle ore 19

Di Alessandro Ubertazzi

23 Luglio 2021

Sabato 24 luglio, a Forte dei Marmi, si inaugura una importante manifestazione d’arte: “Oblong-Contemporary Art Gallery” (con sede anche a Dubai) apre infatti i suoi nuovi locali quasi dirimpetto a quelli che, giá da un paio di anni, hanno ospitato eventi realmente significativi.

Nel caso specifico, desidero commentare l’esposizione delle opere dell’architetto Tiziana Lorenzelli che, in questa circostanza, sanciscono la sua definitiva conferma di scultore, nel mondo delle proposte concettuali di livello internazionale.

Conosco Tiziana da molti anni, da quando, cioè, seguii la preparazione della sua tesi di laurea alla Facoltá di Architettura del Politecnico di Milano come assistente di Marco Zanuso: inutile dire che, fin da allora, la sensibilità della futura professionista si manifestò in modo perentorio assieme a quella della sua compagna Emanuela tanto che conseguirono il massimo dei voti con lode.

Come tutti gli architetti, negli anni che seguirono collaudó le sue competenze tecniche come progettista, forte del suo sapere sempre orientato alla sperimentazione tecnologica.

Si sa che per esercitare il mestiere del progettista, un vero e proprio servizio umanistico, occorre nutrirsi di molte discipline e, fra queste, anche quella dell’arte. In questo senso, infatti, un progettista non è necessariamente un artista ma un operatore culturale dotato della sensibilitá che gli deriva dalla conoscenza dell’Arte: ma questo non è il caso di Tiziana che, invece, vi ha gradualmente messo le proprie radici affascinata da questa particolare creatività, capace di proporre occasioni di riflessione sul nostro contesto.

E’ cosi che, oggi, Tiziana Lorenzelli espone le sue piú recenti invenzioni scultoree che sono appunto il frutto della sua specifica esperienza di progettista avida d’arte oltreché di artista assetata di tecnologia.

Per tutti coloro che avranno modo di vederle personalmente, le opere esposte presso

Oblong (chiamate “pepite”) sono cosí il frutto evidente della suddetta insolita duplicità.

Probabilmente attratta dalla possibilità di modellare forme nello spazio strettamente connesse con le propensioni culturali del nostro tempo, Tiziana Lorenzelli ha messo a punto (e perfino brevettato come “Aluflexia”), un materiale a base di alluminio che si lascia piegare, plasmare, configurare e accartocciare secondo forme che parlano di sostenibilità e di bellezza.

In altri termini, le sculture di Tiziana sono, al tempo stesso, l’occasione per rifrangere la luce degli ambienti con imprevedibili bagliori e la volontá di dar voce alla tecnologia delle materie che si presentano nella loro smagliante livrea.

I Lorenzelli sono originari della Lunigiana e ricordo che scherzavamo spesso su questa curiosa circostanza legata, come pochi sanno, a una millenaria tradizione di “streghe”, cioè di donne che, da generazioni, si tramandano poteri extrasensoriali e di veggenza.

Oltre che per la tenacia della ricerca, forse è anche per questa singolare natura che la creatività di Tiziana sembra leggere e proporre significati interni alla materia, alla sua indole, alle sue enormi potenzialità che, gli occhi normali, non vedono.

Attratto dalle “pepite” e dalla energia che esse emanano provenendo dalla profondità del cosmo (ma ci parlano di noi, qui, oggi), Agostino Ferrari si è soffermato su alcune di quelle aggiungendovi «Un riferimento antropico sotto forma segnica… cercando di non snaturare il lavoro di Tiziana ma aggiungendo alle stesse un segno presignificante come un’impronta».

In realtà, Agostino Ferrari, che tutti riconosciamo come indiscutibile maestro di un “informale riflessivo”, è rimasto felicemente stupito dal materiale pensato e usato da Tiziana, che ritiene «Molto duttile, leggero e pur avendo uno spessore minimale ha una versatilitá d’uso paragonabile a quella che si puó ottenere maneggiando della carta, con il vantaggio che “Aluflexia” mantiene la forma che l’operatore gli ha impresso».

Vorrei aggiungere che, al di lá di quanto i critici (come la magistrale Alessandra Quattordio) riscontrano, giustamente, nelle opere di Tiziana, io sono rimasto personalmente attratto dai barbagli di luce e dai riflessi metallici che le sue opere restituiscono: io stesso ne possiedo una proprio di fronte alla mia scrivania.

Secondo una tradizione tipicamente italiana, sottoposto alla luce, il metallo di Tiziana è indotto a produrre infiniti baluginii di luce che identificano altrettanti diversificati spazi, un po’ come lo fanno i nostri argenti barocchi rispetto agli algidi e massicci oggetti inglesi coevi.

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