Un’opera site-specific, l’albero d’artista, compie diciotto anni. Un installazione fortemente voluta da Toto e Teresa Naldi, pionieri di un concept copiato da tutti. Jingyi, Yinuo e Yuxin, nomi scioglingua, dottorande in alla Facoltà di Architettura, un’eccellenza della Federico II. Un’ università proiettata nel mondo. Ai miei tempi lo studente più lontano veniva da Potenza. Per la prima volta hanno lasciato la Cina. Il loro regime non tollera cervelli in fuga. Figlie di quel sistema autocratico che imponeva alle famiglie un solo figlio. Una legge oggi abolita. Figlie uniche, studiosissime e una grazia che viene loro da un’altra educazione. Per la prima volta a Napoli che la vivono come Alice nel Paese delle Meraviglie. Francesco Naldi, anche lui gentiluomo d’altri tempi, figlio di Toto e Teresa, ma sopratutto ambasciatore di quell’accoglienza che i napoletani si portano nel dna, si avvicina e porge loro un biglietto da visita. Abbassano gli occhi, un accenno di inchino, un sussurro, grazie. Intorno a loro vassoi di dolcezze gourmet e tanti amici: Francesco Di Palma, Massimo Fontana, Gigi Mingione, Mino Cuciniello, Sergio Cappelli, Elena Iannone, Fiorella Alfarano e Fiorella Di Lauro, Rosita Puca e Mimmo Tuccillo, Francesco e Antonella Tucillo, Peppe e Claudia De Rosa. E che bel ritrovarsi con Sergio Iannuccilli, il mio primo editore, di Napoli City, il primo magazine di cultura trasversalmente pop e fucina di giovani talenti, ispirato al mitico magazine Interview di Andy Warhol.