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Unicredit per l'Italia: The age of news Visions, tre tappe dedicate al rilancio del Fashion Made in Italy

09 Novembre 2020

Unicredit per l'Italia: The age of news Visions, tre tappe dedicate al rilancio del Fashion Made in Italy

Moda, sfilata (LaPresse)

Unicredit per l'Italia: tre tappe dedicate al rilancio del Fashion Made in Italy

Un nuovo approccio alla comunicazione e al consumatore, un utilizzo innovativo del digitale, una maggiore consapevolezza della sfera della sostenibilità e dell'etica. Tre aree strategiche necessarie per la ripartenza del settore Moda, storica eccellenza del Made in Italy, alle prese con la crisi determinata dalla pandemia. Questi i temi su cui si confronteranno esperti e operatori del comparto, imprenditori e rappresentanti delle istituzioni nel corso di "The age of news Visions", tre Forum virtuali su tre diverse tematiche.
L'iniziativa è organizzata da UniCredit in collaborazione con Pitti Immagine, Camera della Moda, Altaroma e Nomisma che presenterà i risultati di un'analisi condotta su un campione di aziende del Fashion e Luxury italiano.

Il primo appuntamento, in programma a Firenze il 10 novembre, è incentrato sui nuovi modelli di comunicazione e sul profilo dei nuovi consumatori.
L'incontro è aperto dai saluti di benvenuto di Francesco Giordano, Co-Ceo Commercial Banking Western Europe di UniCredit; Carlo Capasa, Presidente Camera Nazionale della Moda Italiana; Tommaso Sacchi, Assessore alla cultura del Comune di Firenze; e Antonella Mansi, Vice Presidente Pitti Immagine.  Il forum, coordinato da Cristiano Seganfreddo, Presidente e Editore Flash Art, è arricchito dalla presentazione di Raffaello Napoleone, Amministratore Delegato Pitti Immagine; e dagli interventi di Maria Luisa Frisa, Critico e Fashion Curator e Direttore del Corso di laurea in Design della moda e Arti Multimediali - Iuav di Venezia; Livia Firth, Produttrice Cinematografica e Fondatrice Green Carpet Fashion Awards; Claudio Marenzi, Presidente e Amministrazione Delegato Herno; Roberta Benaglia, Amministratore Delegato Style Capital; Matteo Lunelli, Presidente Altagamma.

A chiudere i lavori, l'intervento di Andrea Casini, Co-Ceo Commercial Banking Italy che sottolinea: "Con The age of new Visions intendiamo proseguire nel nostro impegno come partner strategico delle imprese e al contempo facilitatori di una riflessione approfondita sulle possibili strategie di rilancio di uno dei pilastri dell'economia italiana: la moda. Sul solco del percorso avviato con The Italian Way, roadmap virtuale sul Made in Italy organizzata dalla banca a giugno, questa nuova iniziativa si aggiunge a quelle già messe in campo da UniCredit per sostenere il tessuto produttivo del Paese anche e soprattutto in questa fase di emergenza legata alla pandemia. L'obiettivo è proseguire il processo di confronto costruttivo intrapreso per dare voce ai principali attori del settore e affrontare insieme i temi della ripresa, partendo dalle specificità del comparto, analizzandone le esigenze in relazione ai cambiamenti che a più livelli stiamo vivendo e individuando gli strumenti più consoni e funzionali al processo di ripartenza".

Dopo Firenze, The age of new Visions toccherà Milano, il 24 novembre; e Roma il 1° dicembre.

Con 338.195 imprese attive e oltre un milione di addetti in Italia, il settore del fashion che ricomprende al suo interno i comparti Moda e Lusso, ha registrato tra il 2018 e il 2019 un valore della produzione che sfiora i 133miliardi di euro. Supera i 71miliardi il valore dell'export, con una quota sul totale delle esportazioni del manufatturiero pari al 15,6%.
Questa la fotografia del comparto, emersa dall'analisi Nomisma su dati Istat, nel periodo precedente al verificarsi della pandemia.
La crisi determinata dal Covid-19 non risparmia il settore che registra, in particolare, una netta flessione della produzione di tessile, una chiusura quasi totale dei canali commerciali, ad esclusione dell'online, con una contrazione delle vendite al dettaglio di abbigliamento e pelletteria (-83% aprile 2020 vs aprile 2019). In calo anche l'export (-28,2% nel confronto tra il primo semestre 2020 e il primo semestre 2019) e il fatturato (-35%  nel confronto tra i primi nove mesi del 2020 e quelli del 2019), trend negativo atteso anche per il prossimo futuro: le imprese del panel Nomisma prevedono infatti un calo del 31% del fatturato anche nel periodo ottobre/dicembre 2020 rispetto al 2019.
L'attuale incertezza economica si riflette anche nelle previsioni per i prossimi 12/18 mesi - le aziende intervistate non avvertono infatti la possibilità di un ritorno ai livelli pre-covid e si attendono una variazione media del fatturato pari al -13%.
Secondo il campione di imprese sentite da Nomisma, la contrazione della domanda è stata determinata non solo dalla chiusura dei negozi fisici ma anche dal cambiamento dei flussi quotidiani (anche per effetto dello smart working) e di quelli turistici e dal diverso approccio da parte dei consumatori anche in relazione alla limitata possibilità di spesa.

Coronavirus, Unicredit: criticità e punti di forza durante l'emergenza sanitaria

Il verificarsi dell'emergenza sanitaria da Covid ha dunque posto le imprese del settore Moda di fronte a numerosi ostacoli da superare. La sospensione dell'attività lavorativa e la chiusura dei tradizionali canali di distribuzione sono stati le principali criticità - indicate rispettivamente dal 77% e 44% delle aziende intervistate. Per il 36% di esse il principale ostacolo è rappresentato dal cambiamento radicale delle esigenze dei clienti e del consumatore finale. Un'impresa su quattro ha invece individuato tra le criticità la sospensione degli eventi fieristici. L'analisi nomisma rileva però anche i punti di forza che hanno contribuito alla resilienza del settore: in prima battuta la capacità di generare mercato assicurata dal marchio Made in Italy (37%), seguita dall'alta motivazione interna dei dipendenti (32%). La presenza sul canale digitale ha avvantaggiato il 26% delle imprese, il 24% invece ha indicato come punto di forza le fasi produttive completamente o principalmente concentrate in Italia.

La situazione pandemica ha d'altro canto generato importanti cambiamenti all'interno delle aziende che hanno assistito alla nascita di nuovi fenomeni, all'accelerazione, alla conferma o al rallentamento di altri ancora. Tra quelli di maggior rilievo spicca la digitalizzazione delle interazioni di filiera, in particolare quelle con i clienti: per il 17% delle imprese è un fenomeno completamente nuovo, mentre il 43% ha registrato un'accelerazione delle attività già implementate in questa direzione. Altrettanto rilevante l'aspetto della domanda e delle nuove esigenze che i clienti stanno manifestando (un fenomeno nuovo collegato allo scenario Covid per l'11% delle imprese e un fenomeno già presente ma accelerato dalla pandemia per il 35%). Digitalizzazione è una delle parole del 2020, in particolare per le imprese del settore fashion che, a seguito del Covid, hanno avviato o accelerato processi di digitalizzazione sia per le interazioni con i fornitori che per i processi interni. Un altro fenomeno accelerato e confermato nonostante l'emergenza sanitaria è quello della sostenibilità - declinata soprattutto nei processi produttivi.

Il «Covid Impact», secondo l'analisi, sarà maggiormente avvertito dalle imprese sugli aspetti economici-finanziari: per 8 aziende su 10 sarà negativo l'effetto prodotto sul livello di attività e il 77% teme per gli effetti prodotti su operatività e sostenibilità economica aziendale. La liquidità è un ulteriore aspetto che risentirà negativamente dell'emergenza sanitaria per il 74% delle imprese. Il 58% coglie invece un rischio sul fronte della concorrenza e della pressione dei prezzi. Un'impresa su due attende invece impatti negativi sul fronte della domanda sia locale che internazionale. Ancora prima della attuale crisi, segnala inoltre il campione di imprese intervistato da Nomisma, a consumi eccessivamente cospicui i consumatori preferivano un comportamento d'acquisto più equilibrato. Lo shopping consapevole è in costante aumento e le previsioni indicano che il Covid19 abbia accelerato questo processo. Si prevede un rinnovato desiderio verso un consumo più responsabile ed informato. In particolare da parte delle nuove generazioni, sempre più attratte da marchi con valori fermi e una chiara missione sociale. Le aziende, devono quindi ripensare la loro proposta, in termini sostanziali e di comunicazione, per rispondere a questo imminente cambiamento.

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