Domenica, 17 Gennaio 2021

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Benedetto Croce

Matilde Sambo, l’intervista all'artista su Il Giornale d’Italia

21 Settembre 2020

Matilde Sambo, l’intervista all'artista su Il Giornale d’Italia

Matilde Sambo, Vita come saliente avidità

Vita come saliente avidità è una performance implicante, sinuosa: a padroneggiare sulla scena come un veloce e a tratti torturante loop è l’operosità delle mani dell’artista che leviga, smussa, rimodella pezzi di un’armatura in cera.

Copre accuratamente i segni della pelle usurata, ferita, straziata per trasformarla e riadattarla a un nuovo corpo: “La cera è quasi un unguento che serve a curare e a coprire le crepe delle armature, le quali sono già state usate in precedenza su altri corpi, subendo un iniziale trauma, perché indossate da lottatori professionisti che hanno lottato a corpo libero” spiega Matilde Sambo.

Un lavoro di ricucitura sempre in fieri, ripetuto quasi come un’ossessione necessaria: un processo lento di cicatrizzazione, di riparazione. Vi si può leggere quel paradosso di cui parlava Massimo De Carolis (il paradosso antropologico, Quodlibet 2018) nella descrizione dell’essere umano abbandonato alla sua natura primordiale e amletica, sempre in bilico tra forza creatrice e necessità di riparo, tra protezione e esposizione: “l’essere umano non ha degli strumenti difensivi naturali”, continua l’artista, “non abbiamo artigli né peli quindi fin dagli albori abbiamo avuto la necessità di costruire oggetti, veri e propri prolungamenti del corpo, con la duplice funzione di armi e di armatura”.

Vita come saliente avidità, proiettata al Mars Milano in occasione della mostra The Sand Threshold, Milanoartnight 2020, è stato filmato durante il festival Ex Machina a Scicli all'interno dell'Ex Convento del Carmine organizzato da aA29 Project RoomSite Specific.

Matilde Sambo, Vita come saliente avidità

La performance è però un atto di un progetto molto più ampio, come spiega la Sambo infatti: “È un lavoro che comprende video, scultura e performance ed è da ottobre che lo sto portando avanti. È iniziato tutto durante una residenza di due mesi a Fonderia Artistica Battaglia dove ho prodotto le prime cere.  Sto lavorando con dei lottatori professionisti e ho girato a l’Anfiteatro campano di Santa Maria Capua Vetere diverse scene. Oltre all’armatura i lottatori hanno a disposizione delle armi in bronzo con le quali prendono confidenza fino a comprenderne il potenziale del movimento”.

 “Durante il lockdown mi sono vista bloccare il progetto: avevo le cere pronte e ho dovuto fermare tutto” – confessa l’artista- “ho avuto dei momenti di scoramento perché c’era il rischio che le prime cere andassero perse, ma allo stesso tempo ho avuto la possibilità di mettermi in stallo e di ripensare il progetto; a posteriori devo dire che è stato forse un bene avere questa pausa costrittiva. Ho ridimensionato molto il mio approccio al lavoro e ho rivalutato il valore del tempo”.

La lotta nell’opera della Sambo non è solo un mero simbolo del cambiamento ma vero è proprio innesco; la materia, parte necessaria e costituente, finisce infatti per subire una reale e inevitabile trasformazione: “Le cere sono destinate a divenire dei bronzi, ma tutto quello che subiscono quando sono ancora in cera sono dei veri traumi: ogni volta che avviene un combattimento almeno una parte dell’armatura viene fusa. Si tratta di una fusione a cera persa per cui anche ogni piccola crepa è destinata a conservarsi nel doppione in bronzo: c’è il concetto di elevazione della ferita, l’idea che l’essere umano non deve nascondere le cicatrici, i segni di vissuto e di esperienza”.

La vestizione di un lottatore assurge quindi a vero rito d’iniziazione, simbolo del rapporto ambivalente con l’Altro: il conflitto, la sottomissione, la manipolazione, la perdita, ma anche il confronto, la compassione, lo svelamento, l’armonia, il legame.

La materia si interpone tra l’Io e l’Altro, per poi non poter che divenire parte del medesimo incontro-scontro, del pieno e del vuoto, della difesa e dell’attacco.

L’artista

Matilde Sambo (Venezia, 1993) si è laureata in Arti Visive presso lo IUAV di Venezia.  Oggi vive e lavora a Milano.  Ha partecipato a residenze artistiche nazionali e internazionali come VIR, Via Farini - In Residence, Milano (2017-2018), Collective Signatures, Formentera - Spagna (2018) , BoCs Art, Cosenza (2019).  Dal 2019 collabora attivamente con la Fonderia Artistica Battaglia di Milano. Lavora con diversi linguaggi artistici, con una predilezione per il video e la scultura (specialmente con la tecniche della cera persa e della microfusione). Ma il suo percorso e la sua ricerca spaziano attraverso il suono e la performance. Il suo approccio al video è stato inizialmente legato all’ambito musicale per spostarsi poi su una narrazione svincolata dalla musica. Ha suonato al festival Angelica di Bologna all’interno del Teatro S.Leonardo, ad Argo16 a Venezia, e in altri eventi pubblici e privati in giro per l’Italia. La sua mostra personale “Falsità in buona coscienza” è stata presentata presso la sede milanese di aA29 Project Room nel maggio 2019. In programma per l’anno 2020 ha una mostra al Castello di Lajone, Alessandria; Presentazione in Fonderia Artistica Battaglia, Milano e il Festival “Ex Machina” a Scicli.
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