Lunedì, 25 Gennaio 2021

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Benedetto Croce

Coronavirus, chi era costui. Analisi dati Istat 2015-2020

Covid 19, quale il reale impatto sulla popolazione? I dati ISTAT evidenziano un impatto più limitato e circoscritto rispetto al “pandemonio” mediatico in corso da tempo, a fronte di danni, sia a livello economico che sociale ampiamente sottovalutati.

25 Novembre 2020

Coronavirus, chi era costui. Analisi dati Istat 2015-2020

Duomo Milano (fonte LaPresse)

Milano 24 Aprile 2020

Il triste censimento ISTAT dei decessi nei primi 8 mesi del 2020 (dal 1 Gennaio al 31 Agosto), comparati con la media degli stessi 8 mesi degli ultimi 5 anni (2015 – 2019), evidenzia un incremento pari allo 0,06% circa del totale della popolazione italiana e dei fenomeni che fanno riflettere.

Dopo il coprifuoco, che ricorda uno dei periodi più orribili della storia dell’umanità, e l’aberrazione della chiusura delle scuole, si vuole chiudere anche al Natale, al Capodanno e allo Sci, ulteriori gravissimi errori.

di LS

Nei primi sette mesi del 2020, il totale decessi (unico dato attendibile e che elimina i dubbi circa le reali cause – se dipendenti dal covid o meno) è stato di 475,7 mila persone, rispetto ad una media nel quinquennio precedente di 437,9 mila, con un incremento di 37,8 mila unità (+ 9%) pari allo 0,06% circa del totale della popolazione italiana.

La crescita è focalizzata su 3 regioni (il 92% del totale):

  • Lombardia, con 25,5 mila casi in più (il 38% di crescita), pari al 67,5% (oltre 2 /3) del totale incremento italiano.
  • Emilia Romagna, con 5,0 mila casi in più (il 15% di crescita), pari al 13,3% del totale incremento.
  • Piemonte, con 4,2 mila casi in più (il 12% di crescita), pari all’11,1% del totale incremento.

Seguono poi 5 Regioni con crescita limitata”: Veneto (2,1 mila casi in più), Liguria (1,4 mila casi in più), Trentino Alto Adige (1,2 mila casi in più), Marche (1,1 mila casi in più), Puglia (1,0 mila casi in più),

A seguire, 4 Regioni con crescita minima: Toscana (331 casi in più), Sardegna (246 casi in più), Valle d’Aosta (120 casi in più), Friuli enezia Giulia (45 casi in più).

E infine, 8 Regioni che evidenziano addirittura un calo dei decessi: Lazio (1.402 casi in meno), Campania (1.335 casi in meno), Sicilia (1.160 casi in meno), Umbria (174 casi in meno), Basilicata (122 casi in meno), Molise (110 casi in meno), Calabria (92 casi in meno), Abruzzo (88 casi in meno).

Tabella 1: confronto decessi nei primi 8 mesi del 2020 (dal 1 gennaio 2020 al 31 Agosto) con la media degli stessi 8 mesi negli ultimi 5 anni (2015 – 2019) per tutte le Regioni


Osservando i dati di 3 città tra quelle più impattate dal covid, Milano, Bergamo e Brescia, emerge quanto segue:

  • Milano, con 2.153 casi in più (il 22% di crescita, da 9.661 medi nel quinquennio 2015 – 2019 a 11.814 nel 2020), dei quali il 71% oltre gli 85 anni e il 94% oltre i 75. Un incremento dello 0,15% se confrontato con la popolazione del 2019.
  • Bergamo, con 644 casi in più (il 68% di crescita, da 953 medi nel quinquennio 2015 – 2019 a 1.597 nel 2020), dei quali circa la metà oltre gli 85 anni e l’84% oltre i 75. Un incremento dello 0,5% se confrontato con la popolazione del 2019.
  • Brescia, con 639 casi in più (il 43% di crescita, da 1.489 medi nel quinquennio 2015 – 2019 a 2.128 nel 2020), dei quali circa la metà oltre gli 85 anni e l’87% oltre i 75. Un incremento dello 0,3% se confrontato con la popolazione del 2019.

I fenomeni si sono concentrati su suggetti anziani e con pregresse patologie cliniche, oltre che nelle RSA e negli Ospedali.

Tabella 2: confronto decessi nei primi 8 mesi del 2020 (dal 1 gennaio 2020 al 31 Agosto) con la media degli stessi 8 mesi negli ultimi 5 anni (2015 – 2019) per fascia d’età per 3 città

In sintesi, parafrasando Einaudi appare necesserio avere la visione d’insieme per meglio comprendere i fenomeni e deliberare correttamente.

Ovvero, è assolutamente prioritario riequilibrare nel breve termine il presidio dei valori civili complessivamente in gioco, in particolare la liberà e il lavoro, diritti “sacri” sanciti dalla Costituzione, a maggior ragione per le categorie meno a rischio, presidiando di converso la tutela della salute per le categorie più deboli e nei luoghi più necessari di adeguata protezione.

Quindi, per declinare questi ragionamenti sui prossimi 2 mesi, dopo gli obbrobri del coprifuoco”, che ricorda uno dei periodi più orribili della soria dell’umanità, e della chiusura delle scuole, appare opportuno tutelare il Natale (peraltro uno dei principali valori occidentali), il Capodanno, lo “Sci“, sia per non far fallire le imprese e gli operatori coinvolti, molti dei quali ad alto livello di stagionalità, sia per tutelare i diritti civili delle categorie non a rischio o che devono comunque poter scegliere liberamente. Rispettando comunque le regole di base (distanziamento e mascherine quando necessario) e proteggendo i nostri genitori e nonni e le persone con salute o attività più a rischio (che devono esserlo indipendentemente da tutto).

Pena il "sacrificio" inutile nel medio termine della parte meno a rischio della popolazione e delle imprese, con collasso del sistema economico e sociale, esplosione del debito pubblico ben oltre il 180% del PIL (fardello che poi dovranno gestire i nostri figli e nipoti), incremento della pressione fiscale, in particolare sul risparmio e sugli immobili, e predisposizione nel futuro prossimo dell’Italia e del vecchio Continente a fertile terreno di shopping a favore di chi sta affrontando la situazione in modalità diversa e semmai vive una fase di crescita, in primis la Cina, seguita, probabilmente, da Russia e USA.

LS

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