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Roma, cimitero dei feti: lapidi con il nome delle mamma e la data dell'interruzione di gravidanza

Dopo la denuncia di alcune donne che hanno trovato il loro nome scritto sulla croce, la Procura di Roma apre un'inchiesta sul cimitero degli angeli.

05 Ottobre 2020

Roma, cimitero dei feti: lapidi con il nome delle mamma e la data dell'interruzione di gravidanza

Cimitero (fonte LaPresse)

"Quando ho visto la mia tomba ho provato un dolore enorme, stavo per svenire. Lì sotto c'è mia figlia, una creatura di sei mesi che ho dovuto abortire e sopra di lei hanno messo una croce con il mio nome e cognome". A parlare è uno delle tante donne che ha visto il proprio nome e la data della sua interruzione di gravidanza scritti su una croce al cimitero Flaminio di Roma.

Dopo essersi sottoposte a un intervento così invasivo e doloroso, sia dal punto di vista fisico che morale, come l'aborto, alcune donne, che per motivi differenti spesso legati alla propria salute e a quella del nascituro messe in pericolo dalla gravidanza hanno deciso di avvalersi del proprio diritto all'aborto, sono state costrette a subire un'ulteriore violenza quando, recandosi al cimitero Flaminio di Roma, hanno trovato per caso una lapide con su scritto il loro nome, la data dell'interruzione di gravidanza e dove sotto era stato seppellito, senza il loro consenso, il feto mai nato.

Come spiega l'avvocato Cathy la Torre, che insieme al suo studio legale ha deciso di istituire un indirizzoo email (tutelaliberascelta@gmail.com) per permettere a tutte le donne coinvolti di avere informazioni a riguardo, il Regolamento Europeo stabilisce che "è vietato trattare dati personali che rivelino l’origine razziale o etnica, le opinioni politiche, le convinzioni religiose o filosofiche, o l’appartenenza sindacale, nonché trattare dati genetici, dati biometrici intesi a identificare in modo univoco una persona fisica, dati relativi alla salute o alla vita sessuale o all’orientamento sessuale della persona". Un diritto, in questo caso, violato.

Cimitero dei feti: la Procura di Roma apre un'inchiesta

La Procura di Roma ha aperto un'inchiesta sul caso del cimitero dei feti di Flaminio. A muovere le indagini un esposto redatto dall'ufficio legale dell'associazione Differenza Donna deposto negli uffici giudiziari. Nell'atto si ipotizzano vari reati tra cui la violazione dei diritti fondamentali della donna, della legge 194 sull'aborto nonché la violazione degli obblighi inerenti al servizio pubblico. Dopo la prima donna che ha denunciato quanto scoperto, tantissime altre hanno segnalato la scoperta agghiacciante. Ora sarà il pm di piazzale Clodio a dover individuare un profilo penale e gli eventuali responsabili. Oltre al pool di magistrati che si occupano di reati di genere, si potrebbe anche aggiungere quello relativo ai reati legati alla privacy. Le indagini coinvolgeranno associazioni delle donne, ospedali e servizi cimiteriali della città, poichè se è vero che la sepoltura di un feto mai nato sia una possibilità regolata da una vecchia legge che risale all'epoca del fascismo e che prevede che chi si sottopone a un aborto terapeutico possa chiedere all'ospedale di avviare questa procedura, non è altrettanto vero che sulla lapide si debba scrivere il nome della madre.

"Credo che la vicenda denunciata sia davvero espressione di una pratica barbara e incivile, che va fermata a tutti i costi. Può e deve essere una scelta quella di dare sepoltura ad un feto, ma non può diventare un obbligo e soprattutto fa davvero gelare il sangue l'esposizione del nome della madre sulla croce. È chiaramente una sorta di doppia punizione per la madre mancata la quale, a parte il dolore psicologico e fisico di un aborto terapeutico a gravidanza avanzata, deve subire anche la tortura e l'umiliazione di vedersi 'seppellità'", ha dichirato la senatrice del Pd Valeria Vlaente, presidente della Commissione Femminicidio.

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